Quando l’interpretazione supera la realtà, meglio cancellare

Quando l’interpretazione supera la realtà, meglio cancellare

06/03/2026 0 Di Francesca Marrucci

Dopo il putiferio scatenatosi per l’articolo sulla preoccupazione degli isolani sulla situazione attuale di guerra, abbiamo ritenuto opportuno ritirare il pezzo che ormai veniva travisato e interpretato nei modi più fantasiosi e deleteri, senza che il messaggio originale fosse compreso

L’ar­ti­co­lo sul­la pre­oc­cu­pa­zio­ne degli iso­la­ni sul­la situa­zio­ne di guer­ra attua­le e sul ruo­lo di Pan­tel­le­ria ha sca­te­na­to un puti­fe­rio. A quel­lo che ho let­to in mol­ti com­men­ti, tra insul­ti e calun­nie varie, tan­te per­so­ne non solo si era­no fer­ma­te al tito­lo non leg­gen­do l’ar­ti­co­lo e non arri­van­do nem­me­no al nome del­l’Au­to­re,  ma tan­ti ci han­no pro­prio costrui­to un film sopra, rac­con­tan­do di sce­na­ri di guer­ra sul­l’i­so­la o di ven­to non più udi­bi­le per­ché coper­to dai rom­bi degli aerei, che nel­le mie paro­le non c’e­ra­no affat­to, tra­vi­san­do com­ple­ta­men­te inten­zio­ne, mes­sag­gio, scopo.

Ammi­ro la crea­ti­vi­tà e la fan­ta­sia di que­ste per­so­ne, ma pre­fe­ri­rei evi­tas­se­ro di costrui­re sce­neg­gia­tu­re sui miei arti­co­li e ne scri­ves­se­ro di proprie.

For­tu­na­ta­men­te non tut­ti, ovvio. La mag­gio­ran­za silen­zio­sa (che ha pro­va­to in qual­che caso, corag­gio­sa­men­te, a far­si sen­ti­re) ha let­to e capi­to che non c’e­ra nien­te di brut­to né allar­mi­sti­co in quel­l’ar­ti­co­lo, ma dal­le argo­men­ta­zio­ni sui com­men­ti di Face­book ho capi­to subi­to che c’e­ra poco da discu­te­re: ognu­no ci ha let­to quel­lo che vole­va e qual­cu­no nem­me­no ha let­to, ha solo ripe­tu­to aggiun­gen­do di suo.

Dal pun­to di vista comu­ni­ca­ti­vo e socio­lo­gi­co la rea­zio­ne è inte­res­san­te per gli addet­ti ai lavo­ri, in alcu­ni casi vei­co­la­ta cer­ta­men­te dal­la stes­sa pre­oc­cu­pa­zio­ne di cui par­la­va l’ar­ti­co­lo, in altri casi sono da stru­men­ta­liz­za­zio­ni, ma comun­que non mi pia­ce che una cosa che scri­vo con un signi­fi­ca­to sia tra­vi­sa­ta e usa­ta per altro, quin­di ho tol­to l’ar­ti­co­lo che sem­bra­va esse­re diven­ta­to per alcu­ni solo un modo per spe­cu­la­re e strumentalizzare.

Chi ci segue e soprat­tut­to chi cono­sce come scri­vo, sa che que­sto gior­na­le nasce pro­prio con lo sco­po di pro­muo­ve­re l’i­so­la e le cose bel­le che qui si fan­no e lo dimo­stria­mo ogni gior­no dan­do spa­zio ad asso­cia­zio­ni, talen­ti, real­tà che altri­men­ti dif­fi­cil­men­te tro­ve­reb­be­ro visi­bi­li­tà. Pen­sa­re che fos­se in atto una spe­cie di boi­cot­tag­gio da par­te nostra richie­de non solo mala­fe­de, ma anche una cer­ta dose di acre­di­ne non ben moti­va­ta e alte­ra­zio­ne del­la realtà.

Rin­gra­zio comun­que quan­ti han­no dimo­stra­to soli­da­rie­tà per gli insul­ti che ho subi­to, cosa impor­tan­te in un mon­do di leo­ni da tastie­ra che ti riem­pio­no di sor­ri­si se ti incon­tra­no per stra­da e poi ti gri­da­no ver­go­gna sui social. 

L’im­por­tan­te però è che non si usi­no le mie paro­le per inten­de­re altro, per­ché il pez­zo par­la solo di un sen­ti­men­to uma­no che poi ha mos­so anche chi si è tan­to agi­ta­to: la preoccupazione.

Tut­ti sia­mo pre­oc­cu­pa­ti, qui e in tut­to il mon­do. Una del­le signo­re che mi ave­va espres­so que­sta pre­oc­cu­pa­zio­ne ieri mi ha chia­ma­to per chie­der­mi scu­sa: “Non imma­gi­na­vo che par­la­re di que­sta cosa ti avreb­be mes­so al cen­tro di tan­ta cat­ti­ve­ria….”, ma non è la signo­ra che deve scu­sar­si, per­ché uno può ave­re anche un’o­pi­nio­ne diver­sa,  ma l’in­sul­to è altra cosa.

Mi sono sen­ti­ta dire che scri­ve­vo bal­le, che ‘vole­vo fare la gior­na­li­sta’, che sono una ver­go­gna, che è col­pa mia se il turi­smo a Pan­tel­le­ria ha dif­fi­col­tà (e qui dav­ve­ro sia­mo al para­dos­so), che non potrei scri­ve­re nem­me­no sul gior­na­le del­la scuo­la (come se il gior­na­le del­la scuo­la fos­se una spe­cie di immon­di­zia), che sono una ‘str**a mon­ta­ta’, che mi inven­to le cose per­ché non ho nien­te da fare (que­sta mi ha fat­to dav­ve­ro ride­re, e pen­so abbia fat­to lo stes­so effet­to a chiun­que mi cono­sca e cono­sca quel­lo che fac­cio ogni gior­no) e via di seguito. 

Que­sto per­ché ognu­no (alme­no quel­li che l’han­no let­to) ha inter­pre­ta­to quel­lo che ho scrit­to a modo suo e poi ovvia­men­te dove­va sfo­gar­si nel com­men­ta­re, sen­za pen­sa­re che si rivol­ge­va in modo offen­si­vo ad una per­so­na. Emble­ma­ti­ci gli esem­pi di quan­ti mi han­no chie­sto scu­sa per­ché ‘non ave­va­no capi­to che l’ar­ti­co­lo lo ave­vo scrit­to io’. Ma che signi­fi­ca? Se pen­si che l’ar­ti­co­lo dica cre­ti­na­te che impor­ta chi l’ha scrit­to? Dov’è la coe­ren­za? Obiet­ti­vi­tà ne abbiamo?

Ecco: in come è sta­to inter­pre­ta­to quel­l’ar­ti­co­lo c’è la vera noti­zia, ma non so in quan­ti se ne sia­no resi dav­ve­ro con­to, quin­di l’ho tol­to, ascol­tan­do anche qual­che con­si­glio utile.

Non cre­do che la cosa deter­mi­ni meno cat­ti­ve­ria nei nostri con­fron­ti, sia ben chia­ro, come non cre­do che gli odia­to­ri da tastie­ra si spre­che­ran­no a leg­ge­re que­ste paro­le, ma alme­no non saran­no ali­men­ta­te ulte­rio­ri inop­por­tu­ne speculazioni.

Fran­ce­sca Marrucci