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Da Pantelleria a Palermo: il silenzio che conquista la città
10/11/2025Da Pantelleria a Palermo: il silenzio che conquista la città
di Lucia Boldi
Ieri sera, mentre sedevo nel piccolo Teatro ai Biscottari di Palermo, pensavo a quante volte avevo già visto La casa dei silenzi a Pantelleria: più di tre. Eppure — e questo è il mistero bello del teatro vero — ogni volta mi sorprende come fosse la prima.
Perché c’è qualcosa, in questo monologo, che non si consuma mai: l’intensità della recitazione, la verità nuda sulla vita, il modo in cui i ricordi affiorano e parlano proprio nel silenzio.
La pioggia batteva insistente già dalla mattina e questo piccolo teatro di pietra con le travi a vista, gestito dall’Associazione Incontro Teatro, sembrava quasi un rifugio, uno scrigno aperto nel cuore del centro storico. Le poltroncine di velluto rosso, il profumo di umido portato dagli ombrelli piegati, i volti delle persone che entravano piano… sembrava quasi che Palermo si fosse raccolta per un appuntamento intimo, quasi segreto, amplificando tutto: ogni parola di Gianni Bernardo sembrava più urgente, ogni pausa più profonda.
Il silenzio stesso — quello che ti costringe ad ascoltare — diventava una voce.
E mentre lo guardavo pensavo che è proprio questo a colpire: La casa dei silenzi non racconta soltanto una storia. Racconta noi, le nostre attese, i nostri rimpianti, i dettagli minuscoli che non vediamo mai finché non capiamo che il tempo non è infinito.
Il monologo ricostruisce la vita dell’uomo dal fiore in bocca, un epitelioma che consente solo pochi mesi di vita, un uomo che sente la morte avvicinarsi e allora afferra ogni attimo con un’intensità feroce. Una vecchia filastrocca che il nonno usava recitargli, un giorno particolare in cui il maestrale aveva graffiato i muri del dammuso, il ricordo dell’amico Gino, appassionato di jazz, partito e mai più tornato, l’odore di muffa, il volto di una donna: tutti attimi di vita vissuta che Gianni riesce a farci vedere come se fossero davanti ai nostri occhi.
Il richiamo a Pirandello è dichiarato, ma non imitato.
In scena non c’è solo il malato che attende la fine, ma un’anima che tenta di abitare il tempo che resta, di renderlo casa, anche se quella casa cade a pezzi.
«Il silenzio è pieno di voci», dice Gianni Bernardo.
E in quella frase si nasconde la chiave del suo teatro: la parola detta a bassa voce, la luce che non illumina ma svela, l’attore che non recita ma respira.
Alla fine dello spettacolo, sotto una pioggia che non voleva finire, siamo andati a cena in un ristorante storico di corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dal teatro.
Gianni ha ordinato pasta con le sarde e finocchietti, una caponata e un bicchiere di vino bianco agrumato. È stato un modo semplice e bellissimo per uscire dalla finzione e ritrovare la vita vera: quella fatta di sapori, di chiacchiere lente, di quella luce negli occhi che resta quando un lavoro ti attraversa davvero.
E adesso La casa dei silenzi riparte: il 14, 15 e 16 novembre sarà a Roma, al Teatro Elettra, per tre nuove repliche che, ne sono certa, sapranno sorprendere anche chi l’ha già visto.
Io, intanto, porto con me quello che ieri sera mi ha lasciato: che a volte i ricordi parlano solo nel silenzio, e che il teatro sa dirci verità che nella vita di tutti i giorni non abbiamo il coraggio di ascoltare.

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.



