Io, Giacomo Policardo, la voce narrante di Aspettando l’Asinello

Io, Giacomo Policardo, la voce narrante di Aspettando l’Asinello

21/10/2025 0 Di Giacomo Policardo

Io, Giacomo Policardo, la voce narrante di Aspettando l’Asinello

Stavolta è il nostro Giacomo a narrarci la sua esperienza di attore per la rubrica Il Punto di Vista

di Gia­co­mo Policardo

Ieri la Juve ha per­so con il Como e per­ciò sono un po’ arrab­bia­to. Ma par­la­re del­la com­me­dia Aspet­tan­do l’Asinello mi ridà il buon umore.
È sta­ta una bel­lis­si­ma espe­rien­za, che rifa­rei sen­za esitazione.

Mi dispia­ce solo per il mio micro­fo­no ad archet­to: non ren­de­va giu­sti­zia alla mia voce.
Essen­do non veden­te, la voce per me è tut­to: è la mia pre­sen­za nel mondo.
Avrei volu­to un micro­fo­no meno “gio­cat­to­lo”, ma abbia­mo lavo­ra­to con quel­lo che ave­va­mo, con pas­sio­ne e volon­tà. Facen­do una bat­tu­ta direi: Aspet­tan­do l’Asinello… e un micro­fo­no migliore!

L’autrice e regi­sta, Lucia Bol­di, è un po’ “camur­ru­sied­da” – lo dico in modo affet­tuo­so- per­ché face­va ripe­te­re le sce­ne tan­te volte.
Vole­va che tiras­si­mo fuo­ri il meglio di noi. Devo dire però che c’è riu­sci­ta. È riu­sci­ta anche a entra­re nei nostri mon­di con il sor­ri­so, con deli­ca­tez­za e rispet­to, e a tra­sfor­ma­re il momen­to del­le pro­ve in un vero diver­ti­men­to per tut­ti. Io, che sono più camur­ru­sied­du di lei non mi stan­ca­vo mai di ripe­te­re la mia par­te e cono­sce­vo anche quel­la di tut­ti gli altri!

È sta­to un pia­ce­re ritro­va­re Gian­ni alla fisar­mo­ni­ca. Un vec­chio com­pa­gno di clas­se, un pez­zo di pas­sa­to che è tor­na­to a suo­na­re con me. Le note del­la sua fisar­mo­ni­ca mi han­no ripor­ta­to indie­tro nel tem­po, dove tut­to sem­bra­va più sem­pli­ce, più vero.

Sono mol­to sod­di­sfat­to dei miei ami­ci atto­ri spe­cia­li: di Lui­sa, che final­men­te è riu­sci­ta a dire per­fet­ta­men­te la fra­se “E se non arri­va?” — duran­te le pro­ve quel “se” lo man­gia­va sempre!

Orgo­glio­so anche di Tony, che si è imme­de­si­ma­to tan­tis­si­mo nel­la par­te, e com­mos­so per Quin­ti­na: alle pro­ve era impec­ca­bi­le, ma davan­ti al pub­bli­co l’emozione la travolgeva.
Non sia­mo tele­gra­fi che fac­cia­mo tata­ta­ta, abbia­mo le nostre emozioni.

Mi è dispia­ciu­to inve­ce per Adria­no, che fa par­te del grup­po, ma con cui non riu­scia­mo mai dav­ve­ro a con­di­vi­de­re un momen­to insieme.

Se lo rifa­rei? Cer­to! Il pros­si­mo anno. Maga­ri con una com­me­dia più dif­fi­ci­le, per met­ter­ci alla pro­va anco­ra di più.

L’ultima repli­ca, sul sagra­to del­la chie­sa, è sta­ta quel­la che mi è pia­ciu­ta di più.
For­se per­ché c’era un’ispirazione divi­na. Ave­va­mo per­fi­no le chia­vi del­la chie­sa! Scher­zi a par­te, for­se la pre­sen­za di Anto­niet­ta Valen­za, che par­la­va di noi con emo­zio­ne e feli­ci­tà, ha reso tut­to anco­ra più inten­so. Alla fine del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne cer­ca­vo calo­re, e la mano di Rober­ta, accan­to a me anche se fra­gi­le, me lo ha dato.

Quan­do Mas­si­mo Mon­ta­na­ri, diret­to­re arti­sti­co del Festi­val Pan­tel­le­ria Asi­na­bi­le, ci ha pro­po­sto di por­ta­re Aspet­tan­do l’Asinello a Reg­gio Emi­lia, mi si è acce­so il cuore.
Sarei feli­cis­si­mo di farlo.

È sta­ta un’esperienza pro­fon­da, secon­do la mia visio­ne cere­bra­le più che visi­va, ma pie­na di luce.