Caterina D’Aietti, in occasione dello scorso 8 marzo, ci ha inviato la sua poesia DONNA…
Aspettando l’asinello, dietro le quinte: Caterina, Gianni e Nicola
03/10/2025Aspettando l’asinello, dietro le quinte il cuore nascosto dello spettacolo: Caterina, Gianni e Nicola
Prima ancora di finire di raccontare tutti i nostri attori speciali, voglio fermarmi a parlare di chi ha lavorato dietro le quinte. Persone che non hanno un ruolo scritto nel copione, ma che hanno regalato tempo, entusiasmo e sorrisi, diventando fondamentali quanto chi calcherà la scena.
C’è chi ha cucito un costume, chi ha spostato sedie e microfoni, chi ha portato un dolcino alle prove, chi ha saputo incoraggiare con una parola gentile o con un applauso improvvisato. C’è chi ha fotografato ogni gesto, chi ha dipinto uno sfondo, chi ha prestato la sua musica, e chi, semplicemente, ha saputo esserci. Senza di loro la commedia sarebbe rimasta un’idea, mentre con loro è diventata vita.
Grazie a Caterina D’Aietti: l’arte l’ha baciata e lei non si è più scrollata di dosso quel tocco di grazia che la rende capace di mille cose diverse. Scrive poesie, recita, dipinge, incolla, cuce: è versatile, luminosa, veloce come il vento. Pensate: appena ha saputo della commedia si è offerta di creare una piccola scenografia e negli ultimi due giorni prima di tornare a Latina ha preso pennelli e colori e ha creato dei muretti a secco più veri del vero e un asinello tenerissimo che rischia di prendersi applausi e carezze al posto degli attori.
Non solo: prima di andare via mi ha portata dal suo amico e vicino di dammuso, Rino, che mi ha accolto con la generosità tipica di Pantelleria e mi ha regalato oggetti preziosi e antichi: una specie di “museruola” per l’asino, catini consumati dal tempo e terracotte che sembrano parlare di campagna, di mani che hanno lavorato la terra. Tutto questo, unito ai pennelli di Caterina, ci ha dato la possibilità di ricreare un ambiente autentico, vivo, fatto di pietra, polvere e memoria. Poi — come Cenerentola allo scoccare della mezzanotte — Caterina è partita, lasciandoci in dono il suo capolavoro e la promessa di seguirci a distanza.
Grazie a Gianni Valenza: lui e la sua fisarmonica sono inseparabili e amatissimi dai ragazzi dell’Albero Azzurro. Appena arriva, si accende un sorriso collettivo: basta una nota e già si respira festa.
Gianni è sempre pronto ad accogliere ogni mia richiesta, anche quelle che sembrano più difficili. È così , prima che la commedia abbia inizio, le note di Nino Rota apriranno il sipario invisibile del nostro viaggio: Gianni ha riadattato per sola fisarmonica il tema principale di “Otto e mezzo”, che racchiude la leggerezza e la malinconia, l’ironia e la poesia che appartengono al teatro e alla vita.
E sapete qual è la cosa più incredibile? Che alle prove la musica non resta mai ferma: diventa movimento, danza, gioia. È capitato che, alla fine di un pomeriggio intenso, i ragazzi hanno iniziato a ballare tra loro. Ho visto con i miei occhi — e nel cuore ancora lo porto — Giacomo, il nostro attore non vedente, ballare con Roberta. Un’immagine che vale più di mille parole, perché lì dentro c’era tutto: la fiducia, la leggerezza, la libertà.
E come in ogni film, anche nella nostra piccola commedia arrivano i titoli di coda.
Fra i nomi che scorrono, non può mancare quello di Nicola Ferrari.
Nicola non ha perso una sola prova: sempre dietro la sua telecamera, attento a catturare un sorriso, un abbraccio, un gesto che altrimenti si sarebbe perso nell’aria. Documenta non solo la commedia, ma la vita che pulsa attorno ad essa.
Nicola non è solo videomaker. È occhio discreto e presenza attiva: sa dare consigli di regia preziosi, aggiustare un dettaglio, suggerire un ritmo. E quando serve, diventa tecnico, pronto a risolvere questioni pratiche — come il complicato conteggio dei microfoni, che grazie a lui non è più un problema.
Il suo sguardo ci accompagna, ci custodisce, e regala alla nostra avventura una memoria che resterà.
Perché ogni sorriso colto da Nicola è un pezzo di futuro già salvato.
Grazie di cuore a tutti, anche ad Angela, Marzia, Roberta, Pamela e Aurora educatrici, che con infinita pazienza e dedizione accompagnano i ragazzi in ogni passo: li rassicurano, li sostengono, li incoraggiano. Grazie a Rosalia che ha cucito i costumi, e anche a chi ha preparato un dolce, portato la pizza, incoraggiato con una parola gentile. Piccoli gesti che insieme hanno reso grande questo progetto.
Con loro, vi assicuro, l’attesa non pesa per niente: anzi, ci fa venire voglia di aspettare ancora un po’, perché ogni prova è già spettacolo!
Lucia Boldi

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

