Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Adriano Pavia

Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Adriano Pavia

02/10/2025 0 Di Lucia Boldi

Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Adriano Pavia

Il filo invisibile con Adriano

Ieri è sta­to il com­plean­no di Adria­no Pavia.
Un gior­no diver­so dagli altri: dopo le pro­ve all’Albero Azzur­ro c’erano piz­za e biscot­ti per tut­ti, come nel­le feste di una vol­ta, quel­le sem­pli­ci e genui­ne, fat­te di pic­co­le cose che però nutro­no l’anima.

Un com­plean­no così non si misu­ra dal­le can­de­li­ne o dai rega­li, ma dal calo­re che cir­co­la nel­la stan­za. E ieri, intor­no ad Adria­no, quel calo­re c’era, for­te e vero.

Adria­no non vede oltre ad esse­re auti­sti­co: il suo mon­do sem­bra altro­ve. Eppu­re, men­tre tut­ti intor­no chiac­chie­ra­va­no e ride­va­no, io ho pen­sa­to che il suo silen­zio era un rega­lo pre­zio­so: mi inse­gna­va che non ser­ve mol­to per cele­bra­re la vita, basta esserci.

Cono­sco Adria­no da pochi gior­ni, sarà uno degli asi­nel­li che entre­ran­no sul pal­co alla fine del­la nostra com­me­dia, però mi è entra­to da subi­to nel cuo­re. Il pri­mo gior­no non sape­vo come avvi­ci­nar­mi a lui sen­za distur­bar­lo, ma sen­ti­vo il biso­gno di crea­re un lega­me, anche sot­ti­le, anche qua­si ine­si­sten­te. Un pic­co­lo pon­te tra due mon­di, fra il suo uni­ver­so silen­zio­so, fat­to di gesti mini­mi e di con­fi­ni invi­si­bi­li e il mio, più velo­ce, meno atten­to alle pic­co­le cose, meno sen­si­bi­le a ciò che non si vede.

Mi sono avvi­ci­na­ta e gli ho det­to la cosa più sem­pli­ce al mon­do: «Ciao Adria­no, io sono Lucia».

Lui si è gira­to dan­do­mi le spal­le, in un gesto di chiu­su­ra tota­le. Mi sono sen­ti­ta mori­re: ave­vo pau­ra di aver fat­to un pas­so di trop­po. Poi, dopo qual­che secon­do, si è gira­to di nuo­vo. Si è avvi­ci­na­to, qua­si appic­ci­can­do­si a me. Mi ha odo­ra­to. Sì, pro­prio così, mi ha odo­ra­to. Ha pre­so la mia mano e se l’è pas­sa­ta sul viso, sof­fer­man­do­si sul pol­so, come se cer­cas­se di cat­tu­rar­ne il profumo.

L’ho lascia­to fare. Tene­va gli occhi bas­si, i gesti len­ti, assor­ti. Ho capi­to subi­to quan­to fos­se impor­tan­te per lui que­sto fare. Non mi ha det­to nul­la, ma in quel silen­zio ci sia­mo conosciuti.

Ho tro­va­to quel leg­ge­ro filo di seta e oro che mi uni­sce a lui, come a tut­ti gli esse­ri uma­ni. Un filo sot­ti­le, fra­gi­le eppu­re resi­sten­tis­si­mo, che pas­sa attra­ver­so gli occhi abbas­sa­ti, i gesti len­ti, un odo­re, un pol­so, una mano.

Cosa mi insegna Adriano?

Adria­no mi inse­gna che la comu­ni­ca­zio­ne non ha biso­gno di paro­le né di sguar­di diret­ti, che ci sono lin­guag­gi più pro­fon­di, fat­ti di gesti len­ti, di silen­zi abi­ta­ti, di un con­tat­to che pas­sa attra­ver­so la pel­le e l’olfatto.

Mi inse­gna che ognu­no ha il pro­prio modo di entra­re in rela­zio­ne e che se si ha la pazien­za e l’umiltà di aspet­ta­re, quel modo si rive­la come un dono prezioso.

Mi inse­gna che un incon­tro può avve­ni­re anche sen­za dia­lo­go, sen­za con­ven­zio­ni, sen­za il biso­gno di appa­ri­re: basta un filo invi­si­bi­le, che si ten­de pia­no e che si rico­no­sce nel cuo­re pri­ma che nel­la mente.

E soprat­tut­to Adria­no mi mostra che si può cono­sce­re dav­ve­ro qual­cu­no annu­san­do­ne l’essenza, sen­za giu­di­zi, sen­za dife­se, sen­za barriere.

Lucia Bol­di