Il Viaggio di Aron e Anessa: Camilla Billardello ci parla di umanità

Il Viaggio di Aron e Anessa: Camilla Billardello ci parla di umanità

01/10/2025 0 Di Francesca Marrucci

Pur­trop­po Camil­la non è sta­ta pre­sen­te alla pre­mia­zio­ne, per­ché impe­gna­ta sul­la ter­ra fer­ma per que­stio­ni di stu­dio, e quin­di la mam­ma, Orso­lin­da Mac­cot­ta, ha riti­ra­to per lei il rico­no­sci­men­to, ma per Rego­la­men­to, non potrà rice­ve­re il pre­mio in denaro. 

Rin­gra­zia­mo Orso­lin­da e Camil­la per aver volu­to con­di­vi­de­re con noi il testo del rac­con­to premiato.

LEGGI L’OPINIONE DELLA DIRETTRICE

IL VIAGGIO DI ARON E ANESSA – PELLEGRINI DI SPERANZA

di Camil­la Billardello

Aron e Anes­sa sono due fra­tel­li in fuga dal­la loro ter­ra deva­sta­ta dal­la guer­ra, dal­la fame, dal­la mise­ria, dal­le ingiu­sti­zie, alla ricer­ca di una nuo­va vita in Euro­pa, una ter­ra dove tut­to è pos­si­bi­le. Come Ulis­se, affron­ta­no un viag­gio pie­no di peri­co­li, osta­co­li e incon­tri che met­to­no alla pro­va il loro corag­gio e la loro deter­mi­na­zio­ne. Duran­te il loro viag­gio, attra­ver­sa­no il deser­to, sfi­da­no il mare, incon­tra­no per­so­ne osti­li ma anche uomi­ni e don­ne con tan­ta uma­ni­tà, con­di­vi­do­no la fame di giu­sti­zia per nutri­re gesti di speranza. 

Ogni tap­pa del viag­gio richia­ma degli epi­so­di del­l’O­dis­sea, la vita stes­sa diven­ta un’o­dis­sea: per vive­re feli­ci biso­gna impa­ra­re l’ar­te di esse­re mor­ta­li, com­bat­te­re guer­re che non ci appar­ten­go­no per­der­si in un mare di guai, nau­fra­ga­re e per­de­re tut­to, per­si­no la pro­pria identità. 

Aron, un gio­va­ne ragaz­zo di anni 16 e sua sorel­la Anes­sa, di due anni più gran­de, con una voglia a for­ma di cuo­re sot­to l’oc­chio sini­stro, sono in un pae­se che non pro­po­ne più nien­te: i due ragaz­zi, sono rima­sti da soli a cre­de­re e a sogna­re in qual­co­sa che i loro geni­to­ri han­no sem­pre volu­to e cer­ca­to per loro. I geni­to­ri ora sono sta­ti pre­si in ostag­gio dai bri­gan­ti, era­no pro­fes­so­ri in una scuo­la pub­bli­ca e cre­de­va­no che solo la cul­tu­ra e la liber­tà che essa ispi­ra­va potes­se­ro far fini­re que­sta guer­ra sen­za fine, sen­za sen­so, volu­ta al solo sco­po di arric­chi­re i ven­di­to­ri di armi e i pochi uomi­ni deten­to­ri del pote­re carnefice. 

LA PARTENZA

Anes­sa è una gio­va­ne don­na inna­mo­ra­ta del­la liber­tà e del­la sua fami­glia, ha la cor­sa nel san­gue, ogni gior­no divi­de i suoi sogni con Amid che è il suo ami­co del cuo­re, con­fi­den­te e pri­mo appas­sio­na­to alle­na­to­re. Anes­sa guar­da lon­ta­no, avver­te nel­le sue gam­be magre e velo­cis­si­me un desti­no di riscat­to per il pae­se mar­to­ria­to e per le don­ne afri­ca­ne. Gli alle­na­men­ti not­tur­ni nel­lo sta­dio deser­to per nascon­der­si dagli occhi accu­sa­to­ri del­la gen­te, la voglia di riscat­tar­si la spin­go­no a ricer­ca­re la for­za per un futu­ro diverso. 

Aron è un ragaz­zo alto, lui e le onde sono la stes­sa cosa. Nien­te lo spa­ven­ta fin­ché l’a­mo­re dei suoi geni­to­ri e del­la sua ama­ta gli sono accan­to. Ma tut­to sta per cam­bia­re: la sua vita sul­le coste lumi­no­se e asso­la­te del Nord Afri­ca fini­sce il gior­no in cui gli abis­si gli strap­pa­no la per­so­na più impor­tan­te del mon­do la sua ama­ta, la sua pro­mes­sa spo­sa Elen. Aron e il suo vil­lag­gio all’im­prov­vi­so non han­no più nien­te, nes­sun aiu­to, nes­su­na risor­sa. Anche il mare sem­bra ritrar­re la sua gene­ro­sa mano, e i pesci non si lascia­no più pescare. 

Arri­va­no i bri­gan­ti neri che sen­za scru­po­lo ucci­do­no e deru­ba­no tut­te le fami­glie, pren­do­no in ostag­gio i geni­to­ri di Aron e Anes­sa e li deru­ba­no di tut­ti i loro ave­ri. Aron e Anes­sa non sono più dei ragaz­zi ades­so, sono degli uomi­ni chia­ma­ti a pren­de­re la deci­sio­ne più dif­fi­ci­le di sem­pre: lascia­re ogni cosa e par­ti­re in cer­ca di for­tu­na. San­no che non c’è altra solu­zio­ne e che il loro corag­gio e la loro deter­mi­na­zio­ne sono l’u­ni­ca spe­ran­za per tro­va­re un nuo­vo futu­ro. Non voglio­no par­te­ci­pa­re a quel­la guer­ra, non loro. Devo­no pro­va­re a ricon­qui­sta­re la ter­ra fer­ma, ciò che non è sog­get­to al cor­rom­per­si di tut­te le cose, ma resta fer­mo vin­cen­do il tem­po e quin­di la morte. 

Così comin­cia­no un viag­gio infi­ni­to ver­so le coste del­l’I­ta­lia alla ricer­ca di un sogno per entram­bi, anche Gesù è sta­to costret­to a diven­ta­re pro­fu­go assie­me alla sua fami­glia, anche lui ha ini­zia­to quei viag­gi del­la spe­ran­za di cui anche oggi le vie di mare e di ter­ra dei pae­si fla­gel­la­ti dal­le guer­re ne sono testi­mo­ni. Gesù spe­ri­men­ta l’a­ma­ro desti­no dei pro­fu­ghi, degli esu­li, di chi deve sra­di­car­si per cer­ca­re di tene­re sal­va la vita. La sua con­di­zio­ne non è di pri­vi­le­gio ma di pro­fon­da con­di­vi­sio­ne del­l’in­giu­sti­zia del mon­do, del­l’in­giu­sti­zia del­la sto­ria, sopra­tut­to del­l’in­giu­sti­zia che riguar­da gli ulti­mi, i pove­ri, colo­ro che con­si­de­ria­mo mas­se pri­ma anco­ra che per­so­ne. Tan­ti gior­ni di cam­mi­no in mez­zo al cal­do di un deser­to asfissiante. 

Insie­me Aron e Anes­sa affron­ta­no la stan­chez­za e il sof­fia­re sec­co del­lo scirocco. 

LA TEMPESTA E LA NAVE DELLA SPERANZA POLIFEMO 

Dopo gior­ni di viag­gio nel deser­to, Aron e Anes­sa rie­sco­no a imbar­car­si su una nave con altri migran­ti. Il capi­ta­no del­la bar­ca, un uomo sen­za scru­po­li che li sfrut­ta e li ingan­na, simi­le a Poli­fe­mo, è un uomo gros­so che cat­tu­ra gli uomi­ni, igno­ra le leg­gi di ospi­ta­li­tà e rin­chiu­de i ragaz­zi in una caver­na mari­na. Aron esco­gi­ta un pia­no per sal­var­si da que­sto omo­ne: tro­va nel­la sua bor­sa del vino… ubria­ca­to Poli­fe­mo, lo acce­ca con un palo incandescente 

LA MAGA E LE TERRE SCONOSCIUTE: CIRCE 

Aron e Anes­sa giun­go­no in un’i­so­la costie­ra e vi incon­tra­no una Dea di nome Vene­re che si spec­chia sul­le acque di un lago. La Dea Vene­re è soprat­tut­to una don­na di pas­sio­ni: amo­re, ami­ci­zia, riva­li­tà, pau­ra, rab­bia, nostal­gia, non è solo maga ma anche aman­te e madre, deve armar­si e sce­glie­re se appar­te­ne­re al mon­do degli dei, dov’è nata, o a quel­lo dei mor­ta­li, che ha impa­ra­to ad amare. 

Anes­sa affa­sci­na­ta dal­la bel­lez­za e dal­la natu­ra­lez­za del­la Dea la segue lun­go la sua SPA all’in­ter­no del­l’i­so­la facen­do i fan­ghi e cure ter­ma­li, cor­re lun­go que­sti pae­sag­gi mera­vi­glio­si, sen­ten­do­si final­men­te libe­ra dal­la sua con­di­zio­ne di migran­te. La Dea affa­sci­na anche Aron.

Que­sto mare lo spin­ge a dimen­ti­ca­re il suo viag­gio e gli dà la pos­si­bi­li­tà di nuo­ta­re in posti mera­vi­glio­si e di pesca­re una mol­ti­tu­di­ne di pesci. Così fece Cir­ce con Ulis­se, obbli­gan­do­lo a riget­ta­re i bar­co­ni pie­ni di altri sven­tu­ra­ti nel­le pro­fon­di­tà del mare. Ven­go­no ten­ta­ti dal­la vita faci­le del­l’il­le­ga­li­tà, ma resi­sto­no e deci­do­no di pro­se­gui­re su una bar­ca di for­tu­na insie­me ad altri fra­tel­li che cer­ca­no nuo­vi orizzonti. 

IL MARE E IL NAUFRAGIO SCILLA E CARIDDI 

Dopo un nuo­vo viag­gio per mare la loro imbar­ca­zio­ne vie­ne attac­ca­ta da Scil­la, la nin­fa dal­la bel­lez­za scon­vol­gen­te tra­sfor­ma­ta dal­la maga Cir­ce nel­l’or­ren­do mostro che fune­sta le acque del­lo stret­to insie­me a Carid­di, deva­stan­te crea­tu­ra mari­na capa­ce di ingo­ia­re e riget­ta­re l’ac­qua del mare per tre vol­te al gior­no cau­san­do vor­ti­ci mor­ta­li. Ma, appol­la­ia­te sul­l’i­so­la, ecco che sen­to­no del­le voci sedu­cen­ti, peri­co­lo­se. Il can­to ange­li­co e amma­lian­te del­le Sire­ne, che aiu­ta­no i ragaz­zi a supe­ra­re inden­ni i due mostri. 

Aron e Anes­sa, stre­ma­ti dal lun­go viag­gio e dal­la fame, giun­go­no sfi­ni­ti su una nuo­va ter­ra. Dopo qual­che ora ven­go­no soc­cor­si da dei volon­ta­ri che con mol­ta uma­ni­tà final­men­te li guar­da­no negli occhi tro­van­do in loro il con­for­to che duran­te que­sto viag­gio ave­va­no dimen­ti­ca­to cosa fos­se. I volon­ta­ri vesti­ti da tute blu gli por­go­no per pri­ma la mano segno pro­prio di que­sto voler­si dona­re sen­za in cam­bio nul­la, e li accom­pa­gna­no in un cam­po pro­fu­ghi. Qui sono accol­ti da per­so­ne vere, fat­te di sogni, di pau­re, di sen­ti­men­ti e di emozioni. 

Aron e Anes­sa ven­go­no ospi­ta­ti in que­sto cam­po pro­fu­ghi per cir­ca 3 anni; per loro è un para­di­so, dato la loro empa­tia e la loro dispo­ni­bi­li­tà aiu­ta­no i volon­ta­ri a gesti­re altri pro­fu­ghi in que­sto lem­bo di ter­ra al con­fi­ne fra l’in­fer­no di un viag­gio e il para­di­so di una vita sogna­ta ma solo tem­po­ra­nea pur­trop­po. Infat­ti que­sto cen­tro pro­fu­ghi è solo di pas­sag­gio non è un cen­tro defi­ni­ti­vo. Aron e Anes­sa rie­sco­no a col­ti­va­re in que­sto cen­tro le loro pas­sio­ni: il mare per Aron e la cor­sa per Anes­sa. Con­ti­nue­ran­no però ad ave­re nostal­gia dei loro geni­to­ri che han­no lascia­to nel­le mani di bri­gan­ti e che sono il loro faro, il moti­vo per tor­na­re in quel­la ter­ra ormai mar­to­ria­ta dal­la guerra. 

L’ACCOGLIENZA E LA PROVA FINALE 

I ragaz­zi lascia­no a malin­cuo­re il cam­po pro­fu­ghi con la con­sa­pe­vo­lez­za che devo­no ritro­va­re nel­le loro for­ze il loro futu­ro. Si riten­go­no for­tu­na­ti ad esse­re anco­ra vivi e anco­ra insie­me, sono loro la fami­glia che deve rim­boc­car­si le mani­che ed esse­re l’u­no per l’al­tro for­za e corag­gio. Ven­go­no ospi­ta­ti da Fran­ce­sco e Chia­ra, una fami­glia che ave­va­no cono­sciu­to nel cam­po pro­fu­ghi e con la qua­le han­no con­di­vi­so i loro momen­ti tri­sti di scon­for­to e di pau­ra; loro ci sono sem­pre sta­ti con una paro­la, un sor­ri­so e con tan­ta benevolenza. 

Aron comin­cia a lavo­ra­re in un pesche­rec­cio e nono­stan­te gli ora­ri di lavo­ro sia­no fati­co­si, lui vuo­le riu­sci­re a ren­der­si auto­no­mo. Segue poi un cor­so per otte­ne­re il libret­to di navi­ga­zio­ne e la paten­te nau­ti­ca; fa inol­tre un cor­so di sal­va­tag­gio in mare, in quan­to potreb­be ser­vir­gli per un futu­ro ritor­no nel­la sua ter­ra. Ricor­da infat­ti quan­ti suoi ami­ci e cono­scen­ti sono mor­ti e quan­ti non sono riu­sci­ti a sal­var­si nel viaggio. 

Un pen­sie­ro fis­so è sem­pre sta­ta Elen e l’in­ca­pa­ci­tà di poter­la sal­va­re da quel mare che gli ha ruba­to l’a­mo­re, il suo futu­ro con lei, la sua pro­mes­sa spo­sa. Anes­sa tra­sfor­ma la sua pas­sio­ne per la cor­sa in un lavo­ro; si alle­na con­ti­nua­men­te e dura­men­te per rag­giun­ge­re il suo tra­guar­do, quel­lo cioè di por­ta­re lo sport nel­la sua ter­ra, di esse­re libe­ri di col­ti­va­re le pas­sio­ni, di esse­re per­so­ne vere, indi­vi­dui con i pro­pri sogni e desideri. 

I due ragaz­zi affron­ta­no le dif­fi­col­tà del­la buro­cra­zia e del raz­zi­smo; nono­stan­te stia­no bene con la nuo­va fami­glia che li ha ospi­ta­ti, loro han­no il desi­de­rio di tor­na­re a casa alla ricer­ca dei loro geni­to­ri. Sono con­sa­pe­vo­li che scap­pa­re dal­la pro­pria ter­ra non è una solu­zio­ne. Così come Ome­ro, i ragaz­zi non voglio­no diven­ta­re immor­ta­li in una ter­ra non loro, scel­go­no inve­ce di ritor­na­re alla loro patria e com­pie­re il pro­prio desti­no mor­ta­le, para­dos­sa­le, desti­no di gio­ia. L’u­ni­ca cura per l’in­vin­ci­bi­le nostal­gia che li afflig­ge­va, era tor­na­re alla loro ITACA, non quel­la del pas­sa­to, ma quel­la anco­ra da fare rima­nen­do fede­li ai loro valori. 

Aron e Anes­sa ritor­nan­do nel­la loro ter­ra, non da pro­fu­ghi con bar­co­ni e strac­ci da indos­sa­re, ma da uomi­ni cari­chi di espe­rien­ze bel­le e brut­te, di vol­ti cupi e di sor­ri­si dol­ci, sono diver­si, la loro ter­ra è diver­sa da come se la ricor­da­va­no. In tut­ti que­sti 20 anni scri­ve­va­no let­te­re lag­giù ma sen­za ave­re mai una rispo­sta. Subi­to si reca­no alla loro casa, ma il pae­se è rima­sto un fan­ta­sma, i pochi abi­tan­ti rima­sti non li rico­no­sce­va­no più, non si ricor­da­va­no di loro, era­no diver­si, ave­va­no il por­ta­men­to diver­so dai loro, ma non si sco­rag­gia­no, anco­ra fidu­cio­si del loro destino. 

Aron comin­cia a costrui­re una bar­ca per anda­re a pesca, e cosi tra­sfor­ma con le mani il dolo­re in azio­ne. Crea­re rima­ne la rispo­sta più effi­ca­ce ai momen­ti bui. Tagliò i tron­chi lavo­ran­do con velo­ci­tà, inse­ras­si con le scu­re, abil­men­te li levi­go fece l’al­be­ro mae­stro e attac­co ad esso il pen­no­ne e infi­ne aggiun­se il timo­ne. Aron è l’e­roe del­l’in­ge­gno mul­ti­for­me per­ché pen­sa con le mani e maneg­gia con il pen­sie­ro. Anes­sa sa cuci­re la vela, Aron sa mano­vrar­la nei ven­ti, sa indi­riz­za­re il timo­ne seguen­do le stelle. 

Pas­sa­no i gior­ni e Anes­sa si alle­na su quel­le stra­de tor­tuo­se; i bim­bi e le don­ne la vedo­no stra­na, la ammi­ra­no per­ché in quel­la cor­sa la vedo­no libe­ra, feli­ce, ma di tor­na­re non di scap­pa­re. Si avvi­ci­na­no len­ta­men­te a lei un po’ impau­ri­ti, ma curio­si di sape­re da lei il per­ché fa que­sto. Anes­sa capi­sce gli sguar­di che la cer­ca­no, li segue e si fa avvi­ci­na­re. Comin­cia così una com­pli­ci­tà fra loro, i bim­bi chie­do­no, par­la­no, rido­no e la sfio­ra­no; le don­ne comin­cia­no a fidar­si del­la ragaz­za e chie­do­no cosa ci sia dal­l’al­tra par­te del­la costa. Lei ini­zia a rac­con­ta­re, si com­muo­ve, pian­ge e ride, si mostra per la per­so­na sen­si­bi­le che è diven­ta­ta, per il suo ami­co Amid di cui non ha più noti­zie, così come dei suoi genitori. 

Anes­sa e Aron rac­con­ta­no del loro viag­gio oltre la costa iden­ti­fi­can­do gli osta­co­li con i mostri Scil­la, Carid­di, Cir­ce e Poli­fe­mo, per­ché non voglio­no cre­de­re che tut­te le dif­fi­col­tà e le vio­len­ze pos­so­no veni­re da uomi­ni ma solo da mostri inci­ta­ti da for­ze demo­nia­che ultra uma­ne, i ragaz­zi cre­do­no anco­ra negli ESSERI UMANI CHE HANNO CORAGGIO CORAGGIO DI ESSERE UMANI. 

Nei vil­lag­gi si comin­cia a par­la­re di que­sti due ragaz­zi cosi intra­pren­den­ti, corag­gio­si e for­se paz­zi a tor­na­re in que­sta ter­ra; è un pas­sa­pa­ro­la che arri­va nel­le orec­chie e nel cuo­re di chi li ha sem­pre sen­ti­ti e ama­ti. I loro geni­to­ri sono anco­ra vivi, libe­ra­ti da quei bri­gan­ti, dopo esse­re sta­ti deru­ba­ti mal­trat­ta­ti e vio­len­ta­ti. Sono diven­ta­ti cie­chi e vec­chi ma quei rac­con­ti gli ridan­no la spe­ran­za. Si fan­no aiu­ta­re da ami­ci del vil­lag­gio a per­cor­re­re la stra­da ver­so i due ragaz­zi, voglio­no spe­ra­re di riab­brac­cia­re le loro creature.

Aron ormai è diven­ta­to abi­le sia nel maneg­gia­re la bar­ca che nel­la pesca e ha ritro­va­to fidu­cia in quel mare che gli ha tol­to la sua ama­ta. Altri uomi­ni del vil­lag­gio seguo­no le orme del ragaz­zo, tra­sfor­man­do cioè le loro pau­re in atti con­cre­ti, così da poter far rivi­ve­re il vil­lag­gio, per poter esse­re indi­pen­den­ti, auto­no­mi, per esse­re per­so­ne capa­ci di lavo­ra­re, di ama­re e di rispettare. 

Anes­sa la sera aiu­ta i bam­bi­ni a impa­ra­re a leg­ge­re, a scri­ve­re, a impe­gnar­si in qual­co­sa che pos­so­no fare anche loro da pic­co­li. Aron e Anes­sa diven­ta­no dei pun­ti di rife­ri­men­to per gli abi­tan­ti del vil­lag­gio. Tut­te le mat­ti­ne sono feli­ci di comin­cia­re un nuo­vo gior­no insieme. 

La mat­ti­na che vedo­no arri­va­re le due per­so­ne anzia­ne che cer­ca­no di cor­re­re nono­stan­te tut­ti gli acciac­chi, Aro­ne Anes­sa non han­no dub­bi: sono la loro ITACA, sono i loro geni­to­ri, ciò che han­no sem­pre cer­ca­to in tut­ti que­sti anni final­men­te è davan­ti ai loro occhi. Quan­do si è fami­glia lo si è anche se il tem­po pas­sa, il san­gue scor­re nel­le stes­se vene, con la con­sa­pe­vo­lez­za che se si è uma­ni si è feli­ci, il pas­sa­to e il pre­sen­te sono sta­ti tem­pi per costrui­re il loro futu­ro insieme. 

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L’Opinione della Direttrice

Camil­la Bil­lar­del­lo non si è limi­ta­ta a rac­con­ta­re una sto­ria sem­pli­ce, ma ha affron­ta­to temi enor­mi e attua­li come la guer­ra, la migra­zio­ne e l’in­giu­sti­zia in modo mol­to originale.

La cosa più riu­sci­ta è l’i­dea di usa­re i miti clas­si­ci, in par­ti­co­la­re l’Odis­sea di Ome­ro, per rac­con­ta­re un viag­gio di pro­fu­ghi di oggi. Non è un copia-incol­la, è un’in­te­gra­zio­ne intel­li­gen­te in cui i peri­co­li del viag­gio diven­ta­no i mostri: il capi­ta­no sen­za scru­po­li è Poli­fe­mo, e Aron lo acce­ca con un pia­no astu­to. Poi c’è l’i­so­la di Circe/Venere, che rap­pre­sen­ta la ten­ta­zio­ne di una vita faci­le e ille­ga­le che rischia di far­ti dimen­ti­ca­re il vero sco­po, ma loro resi­sto­no. E infi­ne il nau­fra­gio cau­sa­to da Scil­la e Carid­di vie­ne supe­ra­to gra­zie all’a­iu­to (ina­spet­ta­to) del­le Sire­ne.

Tut­to que­sto ser­ve a vei­co­la­re un mes­sag­gio mol­to matu­ro. Il viag­gio non è solo geo­gra­fi­co, ma è una cre­sci­ta che li tra­sfor­ma. Non voglio­no diven­ta­re “immor­ta­li in una ter­ra non loro”, come dice il testo, ma scel­go­no di tor­na­re alla loro “Ita­ca” per rico­struir­la e rea­liz­za­re il loro “desti­no di gio­ia”. È un fina­le poten­tis­si­mo, che tra­sfor­ma il dolo­re in azio­ne e costru­zio­ne – Aron che costrui­sce la bar­ca, Anes­sa che inse­gna ai bambini.

Lo sti­le è mol­to coin­vol­gen­te, anche se si sen­te un po’ la fre­schez­za del­la gio­va­ne età in qual­che pas­sag­gio. Ma l’au­tri­ce dimo­stra una note­vo­le capa­ci­tà espres­si­va, anche quan­do inse­ri­sce un paral­le­li­smo pro­fon­do come quel­lo con la figu­ra di Gesù pro­fu­go per raf­for­za­re l’em­pa­tia ver­so gli ulti­mi. Il cul­mi­ne emo­ti­vo arri­va quan­do final­men­te ritro­va­no i geni­to­ri, cie­chi e vec­chi, ma vivi, che dan­no un sen­so a tut­ti i sacri­fi­ci. Il mes­sag­gio fina­le è chia­ro e bel­lis­si­mo: la vera spe­ran­za sta nel “corag­gio di esse­re uma­ni”.

Fran­ce­sca Marrucci