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Il Viaggio di Aron e Anessa: Camilla Billardello ci parla di umanità
01/10/2025Purtroppo Camilla non è stata presente alla premiazione, perché impegnata sulla terra ferma per questioni di studio, e quindi la mamma, Orsolinda Maccotta, ha ritirato per lei il riconoscimento, ma per Regolamento, non potrà ricevere il premio in denaro.
Ringraziamo Orsolinda e Camilla per aver voluto condividere con noi il testo del racconto premiato.
LEGGI L’OPINIONE DELLA DIRETTRICE
IL VIAGGIO DI ARON E ANESSA – PELLEGRINI DI SPERANZA
di Camilla Billardello
Aron e Anessa sono due fratelli in fuga dalla loro terra devastata dalla guerra, dalla fame, dalla miseria, dalle ingiustizie, alla ricerca di una nuova vita in Europa, una terra dove tutto è possibile. Come Ulisse, affrontano un viaggio pieno di pericoli, ostacoli e incontri che mettono alla prova il loro coraggio e la loro determinazione. Durante il loro viaggio, attraversano il deserto, sfidano il mare, incontrano persone ostili ma anche uomini e donne con tanta umanità, condividono la fame di giustizia per nutrire gesti di speranza.
Ogni tappa del viaggio richiama degli episodi dell’Odissea, la vita stessa diventa un’odissea: per vivere felici bisogna imparare l’arte di essere mortali, combattere guerre che non ci appartengono perdersi in un mare di guai, naufragare e perdere tutto, persino la propria identità.
Aron, un giovane ragazzo di anni 16 e sua sorella Anessa, di due anni più grande, con una voglia a forma di cuore sotto l’occhio sinistro, sono in un paese che non propone più niente: i due ragazzi, sono rimasti da soli a credere e a sognare in qualcosa che i loro genitori hanno sempre voluto e cercato per loro. I genitori ora sono stati presi in ostaggio dai briganti, erano professori in una scuola pubblica e credevano che solo la cultura e la libertà che essa ispirava potessero far finire questa guerra senza fine, senza senso, voluta al solo scopo di arricchire i venditori di armi e i pochi uomini detentori del potere carnefice.
LA PARTENZA
Anessa è una giovane donna innamorata della libertà e della sua famiglia, ha la corsa nel sangue, ogni giorno divide i suoi sogni con Amid che è il suo amico del cuore, confidente e primo appassionato allenatore. Anessa guarda lontano, avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne africane. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto per nascondersi dagli occhi accusatori della gente, la voglia di riscattarsi la spingono a ricercare la forza per un futuro diverso.
Aron è un ragazzo alto, lui e le onde sono la stessa cosa. Niente lo spaventa finché l’amore dei suoi genitori e della sua amata gli sono accanto. Ma tutto sta per cambiare: la sua vita sulle coste luminose e assolate del Nord Africa finisce il giorno in cui gli abissi gli strappano la persona più importante del mondo la sua amata, la sua promessa sposa Elen. Aron e il suo villaggio all’improvviso non hanno più niente, nessun aiuto, nessuna risorsa. Anche il mare sembra ritrarre la sua generosa mano, e i pesci non si lasciano più pescare.
Arrivano i briganti neri che senza scrupolo uccidono e derubano tutte le famiglie, prendono in ostaggio i genitori di Aron e Anessa e li derubano di tutti i loro averi. Aron e Anessa non sono più dei ragazzi adesso, sono degli uomini chiamati a prendere la decisione più difficile di sempre: lasciare ogni cosa e partire in cerca di fortuna. Sanno che non c’è altra soluzione e che il loro coraggio e la loro determinazione sono l’unica speranza per trovare un nuovo futuro. Non vogliono partecipare a quella guerra, non loro. Devono provare a riconquistare la terra ferma, ciò che non è soggetto al corrompersi di tutte le cose, ma resta fermo vincendo il tempo e quindi la morte.
Così cominciano un viaggio infinito verso le coste dell’Italia alla ricerca di un sogno per entrambi, anche Gesù è stato costretto a diventare profugo assieme alla sua famiglia, anche lui ha iniziato quei viaggi della speranza di cui anche oggi le vie di mare e di terra dei paesi flagellati dalle guerre ne sono testimoni. Gesù sperimenta l’amaro destino dei profughi, degli esuli, di chi deve sradicarsi per cercare di tenere salva la vita. La sua condizione non è di privilegio ma di profonda condivisione dell’ingiustizia del mondo, dell’ingiustizia della storia, sopratutto dell’ingiustizia che riguarda gli ultimi, i poveri, coloro che consideriamo masse prima ancora che persone. Tanti giorni di cammino in mezzo al caldo di un deserto asfissiante.
Insieme Aron e Anessa affrontano la stanchezza e il soffiare secco dello scirocco.
LA TEMPESTA E LA NAVE DELLA SPERANZA POLIFEMO
Dopo giorni di viaggio nel deserto, Aron e Anessa riescono a imbarcarsi su una nave con altri migranti. Il capitano della barca, un uomo senza scrupoli che li sfrutta e li inganna, simile a Polifemo, è un uomo grosso che cattura gli uomini, ignora le leggi di ospitalità e rinchiude i ragazzi in una caverna marina. Aron escogita un piano per salvarsi da questo omone: trova nella sua borsa del vino… ubriacato Polifemo, lo acceca con un palo incandescente
LA MAGA E LE TERRE SCONOSCIUTE: CIRCE
Aron e Anessa giungono in un’isola costiera e vi incontrano una Dea di nome Venere che si specchia sulle acque di un lago. La Dea Venere è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia, non è solo maga ma anche amante e madre, deve armarsi e scegliere se appartenere al mondo degli dei, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.
Anessa affascinata dalla bellezza e dalla naturalezza della Dea la segue lungo la sua SPA all’interno dell’isola facendo i fanghi e cure termali, corre lungo questi paesaggi meravigliosi, sentendosi finalmente libera dalla sua condizione di migrante. La Dea affascina anche Aron.
Questo mare lo spinge a dimenticare il suo viaggio e gli dà la possibilità di nuotare in posti meravigliosi e di pescare una moltitudine di pesci. Così fece Circe con Ulisse, obbligandolo a rigettare i barconi pieni di altri sventurati nelle profondità del mare. Vengono tentati dalla vita facile dell’illegalità, ma resistono e decidono di proseguire su una barca di fortuna insieme ad altri fratelli che cercano nuovi orizzonti.
IL MARE E IL NAUFRAGIO SCILLA E CARIDDI
Dopo un nuovo viaggio per mare la loro imbarcazione viene attaccata da Scilla, la ninfa dalla bellezza sconvolgente trasformata dalla maga Circe nell’orrendo mostro che funesta le acque dello stretto insieme a Cariddi, devastante creatura marina capace di ingoiare e rigettare l’acqua del mare per tre volte al giorno causando vortici mortali. Ma, appollaiate sull’isola, ecco che sentono delle voci seducenti, pericolose. Il canto angelico e ammaliante delle Sirene, che aiutano i ragazzi a superare indenni i due mostri.
Aron e Anessa, stremati dal lungo viaggio e dalla fame, giungono sfiniti su una nuova terra. Dopo qualche ora vengono soccorsi da dei volontari che con molta umanità finalmente li guardano negli occhi trovando in loro il conforto che durante questo viaggio avevano dimenticato cosa fosse. I volontari vestiti da tute blu gli porgono per prima la mano segno proprio di questo volersi donare senza in cambio nulla, e li accompagnano in un campo profughi. Qui sono accolti da persone vere, fatte di sogni, di paure, di sentimenti e di emozioni.
Aron e Anessa vengono ospitati in questo campo profughi per circa 3 anni; per loro è un paradiso, dato la loro empatia e la loro disponibilità aiutano i volontari a gestire altri profughi in questo lembo di terra al confine fra l’inferno di un viaggio e il paradiso di una vita sognata ma solo temporanea purtroppo. Infatti questo centro profughi è solo di passaggio non è un centro definitivo. Aron e Anessa riescono a coltivare in questo centro le loro passioni: il mare per Aron e la corsa per Anessa. Continueranno però ad avere nostalgia dei loro genitori che hanno lasciato nelle mani di briganti e che sono il loro faro, il motivo per tornare in quella terra ormai martoriata dalla guerra.
L’ACCOGLIENZA E LA PROVA FINALE
I ragazzi lasciano a malincuore il campo profughi con la consapevolezza che devono ritrovare nelle loro forze il loro futuro. Si ritengono fortunati ad essere ancora vivi e ancora insieme, sono loro la famiglia che deve rimboccarsi le maniche ed essere l’uno per l’altro forza e coraggio. Vengono ospitati da Francesco e Chiara, una famiglia che avevano conosciuto nel campo profughi e con la quale hanno condiviso i loro momenti tristi di sconforto e di paura; loro ci sono sempre stati con una parola, un sorriso e con tanta benevolenza.
Aron comincia a lavorare in un peschereccio e nonostante gli orari di lavoro siano faticosi, lui vuole riuscire a rendersi autonomo. Segue poi un corso per ottenere il libretto di navigazione e la patente nautica; fa inoltre un corso di salvataggio in mare, in quanto potrebbe servirgli per un futuro ritorno nella sua terra. Ricorda infatti quanti suoi amici e conoscenti sono morti e quanti non sono riusciti a salvarsi nel viaggio.
Un pensiero fisso è sempre stata Elen e l’incapacità di poterla salvare da quel mare che gli ha rubato l’amore, il suo futuro con lei, la sua promessa sposa. Anessa trasforma la sua passione per la corsa in un lavoro; si allena continuamente e duramente per raggiungere il suo traguardo, quello cioè di portare lo sport nella sua terra, di essere liberi di coltivare le passioni, di essere persone vere, individui con i propri sogni e desideri.
I due ragazzi affrontano le difficoltà della burocrazia e del razzismo; nonostante stiano bene con la nuova famiglia che li ha ospitati, loro hanno il desiderio di tornare a casa alla ricerca dei loro genitori. Sono consapevoli che scappare dalla propria terra non è una soluzione. Così come Omero, i ragazzi non vogliono diventare immortali in una terra non loro, scelgono invece di ritornare alla loro patria e compiere il proprio destino mortale, paradossale, destino di gioia. L’unica cura per l’invincibile nostalgia che li affliggeva, era tornare alla loro ITACA, non quella del passato, ma quella ancora da fare rimanendo fedeli ai loro valori.
Aron e Anessa ritornando nella loro terra, non da profughi con barconi e stracci da indossare, ma da uomini carichi di esperienze belle e brutte, di volti cupi e di sorrisi dolci, sono diversi, la loro terra è diversa da come se la ricordavano. In tutti questi 20 anni scrivevano lettere laggiù ma senza avere mai una risposta. Subito si recano alla loro casa, ma il paese è rimasto un fantasma, i pochi abitanti rimasti non li riconoscevano più, non si ricordavano di loro, erano diversi, avevano il portamento diverso dai loro, ma non si scoraggiano, ancora fiduciosi del loro destino.
Aron comincia a costruire una barca per andare a pesca, e cosi trasforma con le mani il dolore in azione. Creare rimane la risposta più efficace ai momenti bui. Tagliò i tronchi lavorando con velocità, inserassi con le scure, abilmente li levigo fece l’albero maestro e attacco ad esso il pennone e infine aggiunse il timone. Aron è l’eroe dell’ingegno multiforme perché pensa con le mani e maneggia con il pensiero. Anessa sa cucire la vela, Aron sa manovrarla nei venti, sa indirizzare il timone seguendo le stelle.
Passano i giorni e Anessa si allena su quelle strade tortuose; i bimbi e le donne la vedono strana, la ammirano perché in quella corsa la vedono libera, felice, ma di tornare non di scappare. Si avvicinano lentamente a lei un po’ impauriti, ma curiosi di sapere da lei il perché fa questo. Anessa capisce gli sguardi che la cercano, li segue e si fa avvicinare. Comincia così una complicità fra loro, i bimbi chiedono, parlano, ridono e la sfiorano; le donne cominciano a fidarsi della ragazza e chiedono cosa ci sia dall’altra parte della costa. Lei inizia a raccontare, si commuove, piange e ride, si mostra per la persona sensibile che è diventata, per il suo amico Amid di cui non ha più notizie, così come dei suoi genitori.
Anessa e Aron raccontano del loro viaggio oltre la costa identificando gli ostacoli con i mostri Scilla, Cariddi, Circe e Polifemo, perché non vogliono credere che tutte le difficoltà e le violenze possono venire da uomini ma solo da mostri incitati da forze demoniache ultra umane, i ragazzi credono ancora negli ESSERI UMANI CHE HANNO CORAGGIO CORAGGIO DI ESSERE UMANI.
Nei villaggi si comincia a parlare di questi due ragazzi cosi intraprendenti, coraggiosi e forse pazzi a tornare in questa terra; è un passaparola che arriva nelle orecchie e nel cuore di chi li ha sempre sentiti e amati. I loro genitori sono ancora vivi, liberati da quei briganti, dopo essere stati derubati maltrattati e violentati. Sono diventati ciechi e vecchi ma quei racconti gli ridanno la speranza. Si fanno aiutare da amici del villaggio a percorrere la strada verso i due ragazzi, vogliono sperare di riabbracciare le loro creature.
Aron ormai è diventato abile sia nel maneggiare la barca che nella pesca e ha ritrovato fiducia in quel mare che gli ha tolto la sua amata. Altri uomini del villaggio seguono le orme del ragazzo, trasformando cioè le loro paure in atti concreti, così da poter far rivivere il villaggio, per poter essere indipendenti, autonomi, per essere persone capaci di lavorare, di amare e di rispettare.
Anessa la sera aiuta i bambini a imparare a leggere, a scrivere, a impegnarsi in qualcosa che possono fare anche loro da piccoli. Aron e Anessa diventano dei punti di riferimento per gli abitanti del villaggio. Tutte le mattine sono felici di cominciare un nuovo giorno insieme.
La mattina che vedono arrivare le due persone anziane che cercano di correre nonostante tutti gli acciacchi, Arone Anessa non hanno dubbi: sono la loro ITACA, sono i loro genitori, ciò che hanno sempre cercato in tutti questi anni finalmente è davanti ai loro occhi. Quando si è famiglia lo si è anche se il tempo passa, il sangue scorre nelle stesse vene, con la consapevolezza che se si è umani si è felici, il passato e il presente sono stati tempi per costruire il loro futuro insieme.
L’Opinione della Direttrice
Camilla Billardello non si è limitata a raccontare una storia semplice, ma ha affrontato temi enormi e attuali come la guerra, la migrazione e l’ingiustizia in modo molto originale.
La cosa più riuscita è l’idea di usare i miti classici, in particolare l’Odissea di Omero, per raccontare un viaggio di profughi di oggi. Non è un copia-incolla, è un’integrazione intelligente in cui i pericoli del viaggio diventano i mostri: il capitano senza scrupoli è Polifemo, e Aron lo acceca con un piano astuto. Poi c’è l’isola di Circe/Venere, che rappresenta la tentazione di una vita facile e illegale che rischia di farti dimenticare il vero scopo, ma loro resistono. E infine il naufragio causato da Scilla e Cariddi viene superato grazie all’aiuto (inaspettato) delle Sirene.
Tutto questo serve a veicolare un messaggio molto maturo. Il viaggio non è solo geografico, ma è una crescita che li trasforma. Non vogliono diventare “immortali in una terra non loro”, come dice il testo, ma scelgono di tornare alla loro “Itaca” per ricostruirla e realizzare il loro “destino di gioia”. È un finale potentissimo, che trasforma il dolore in azione e costruzione – Aron che costruisce la barca, Anessa che insegna ai bambini.
Lo stile è molto coinvolgente, anche se si sente un po’ la freschezza della giovane età in qualche passaggio. Ma l’autrice dimostra una notevole capacità espressiva, anche quando inserisce un parallelismo profondo come quello con la figura di Gesù profugo per rafforzare l’empatia verso gli ultimi. Il culmine emotivo arriva quando finalmente ritrovano i genitori, ciechi e vecchi, ma vivi, che danno un senso a tutti i sacrifici. Il messaggio finale è chiaro e bellissimo: la vera speranza sta nel “coraggio di essere umani”.
Francesca Marrucci

Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
Inoltre, sono traduttrice, insegnante e Presidente della Onlus che pubblica il giornale. Faccio tante cose, probabilmente troppe, adoro scrivere, leggere e viaggiare e ho bisogno sempre di nuovi stimoli, di iniziare nuove avventure e creare nuovi progetti.

