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Luigi Mariani tra guerra, poesia e la commozione di Pantelleria
30/09/2025Luigi Mariani tra guerra, poesia e la commozione di Pantelleria
Il primo premio al Concorso Letterario Isola di Pantelleria ha toccato il cuore di tutti con la storia del piccolo Samir in un mondo, purtroppo attuale, ‘Dove non canta più il cielo’. Intervista esclusiva all’Autore
di Francesca Marrucci
Bolognese, classe 1981, Luigi Mariani ha fatto della sua vita un ponte tra crisi internazionali e parole. Laureato in legge e giornalista pubblicista, la sua carriera si è snodata per quasi un decennio come cooperante in aree nevralgiche come Turchia, Iraq e Nord-Est Siria, esperienze che hanno plasmato profondamente il suo sguardo sul mondo. Un retroterra professionale intenso, completato da un periodo dedicato alla comunicazione per la Camera di Commercio Italiana di Sydney, che confluisce oggi nella sua attuale attività nel settore umanitario.
Ma accanto ai conflitti e alle missioni, Mariani coltiva da sempre una passione viscerale per la scrittura, un luogo di riflessione e catarsi che gli ha già regalato diverse pubblicazioni e riconoscimenti per poesia e narrativa breve. Dopo il successo del romanzo d’esordio Dove non canta più il cielo (Paoline Editoriale Libri, 2023) e la recente silloge Spaesato (Nulla Die, 2024), l’Autore ha portato a Pantelleria proprio il suo primo romanzo, profondo e toccante, vincendo il primo premio per le opere edite al Concorso Letterario Isola di Pantelleria 2025. La sua capacità di toccare l’anima è stata così immediata che è bastata la lettura delle prime pagine per commuovere la commissione giudicante e il pubblico. In questa intervista, Mariani ci guida attraverso i suoi fronti: quelli di guerra, quelli interiori e quelli della sua profonda vocazione letteraria.
Il suo libro ha vinto il primo premio delle opere edite del Concorso Letterario Isola di Pantelleria, con un tema di estrema attualità e che ha emozionato tutti. Da dove nasce questa storia?
La storia di Samir, il protagonista del mio romanzo, “Dove non canta più il cielo”, ha avuto una genesi piuttosto improvvisa e quasi inaspettata. Potrei dire che è scaturita in maniera naturale da una mia costola di cooperante, quando mi trovavo in Turchia a gestire da remoto dei progetti di assistenza umanitaria sul nord-ovest della Siria.
Era il 2014, e mi relazionavo di frequente con i colleghi che operavano nella zona di Idlib, dove i bombardamenti erano continui e devastanti. Giusto per dare un’idea della drammaticità della situazione: con l’ONG per cui lavoravo allora allestimmo – tra le altre cose – una ludoteca sotterranea, uno spazio dove i bambini (per la maggior parte orfani) potessero giocare in sicurezza. Un giorno, dal nulla, mi venne alla mente l’immagine di un ragazzino circondato dalle macerie, insieme alla frase “eppure tutto questo non c’era, nelle fiabe che la madre gli raccontava da piccolo”.
Intorno a questa suggestione costruii prima l’incipit, poi l’intero racconto, attraverso il quale ho cercato di ricostruire tutte le possibili disavventure nelle quali può incorrere un bambino che ha la sventura di nascere e vivere in un paese in guerra. L’ho fatto attingendo a informazioni di prima mano, report di lavoro, notizie reperite online, video diffusi sui social, e inserendo tutto in un quadro di finzione letteraria.
Come ha accolto questo premio?
Con grande emozione. Sapevo che c’erano altri validi titoli tra i cinque finalisti, e quando la Presidente di giuria, Mimmi Panzarella, ha introdotto l’opera vincitrice con così tanto trasporto e viva commozione, ho cominciato a pensare che, dato l’argomento, potesse riferirsi al mio libro, ma non potevo esserne certo.
Immaginate la gioia quando l’ho sentita annunciare che il primo classificato era proprio “Dove non canta più il cielo”. Per me e mia moglie è stata una vera e propria esplosione di felicità, mista a incredulità: consideri che appena due settimane prima avevamo vissuto un’emozione simile, essendomi aggiudicato il primo posto anche al “Premio Emily – I mille volti della violenza”, a Vasto.
Stentavo a credere che il mio romanzo avrebbe potuto ottenere un altro riconoscimento così importante, a così breve distanza, e invece. È stata una soddisfazione enorme, non tanto e non solo per il risultato in sé, ma per come è arrivato, e per la conferma che la storia di Samir è davvero capace di toccare il cuore di chi legge.
Ci parli un po’ di lei, è giornalista e si occupa del settore umanitario, tanti viaggi per il mondo…
Sono laureato in legge e iscritto all’ordine dei giornalisti pubblicisti, ma non pratico la professione. In virtù di questa mia predisposizione per la scrittura, nella prima parte della mia carriera mi sono occupato di comunicazione, specie durante i cinque anni trascorsi in Australia, dal 2007 al 2012, quando lavoravo per la Camera di Commercio Italiana a Sydney: un’esperienza formativa e indimenticabile, che mi è valsa anche la seconda cittadinanza.
A un certo punto, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita e intraprendere un percorso che rispondesse di più ai miei desideri e a un’esigenza di fondo del cuore: in breve tempo sono riuscito a entrare nel settore della cooperazione internazionale, ritrovandomi così catapultato dalle spiagge di Bondi Beach ai campi profughi nel nord-est della Siria.
Per restare nell’ambito letterario, ho dato voce ai miei intensi anni da expat attraverso la mia prima raccolta di poesie, intitolata “Spaesato” e pubblicata l’anno scorso da Nulla Die Edizioni. La stessa casa editrice siciliana, tra l’altro, che ha pubblicato due degli altri romanzi finalisti del Concorso Letterario Isola di Pantelleria.
Era mai venuto a Pantelleria? Che effetto le ha fatto e cosa le è piaciuto di più?
Era la prima volta. Ne avevo sentito parlare come un luogo magico, e devo dire che si è confermatotale già dall’arrivo all’aeroporto. Per questioni logistiche, con mia moglie non abbiamo potuto trattenerci più di una giornata, ma nelle ore precedenti alla premiazione siamo riusciti a fare tutto il giro dell’isola: un itinerario ben preciso, da me preparato in anticipo, che ci ha permesso di visitarele principali attrazioni dell’isola, tra cui la Favara Grande, la Balata dei Turchi, l’Arco dell’Elefante e lo Specchio di Venere. Un bellissimo tour, ma a tappe forzate, che ci ha lasciato il desiderio di tornare quanto prima per approfondire la conoscenza di questa splendida terra. E magari fare un bagno in tutta tranquillità.
Quali sono i suoi programmi nel prossimo futuro?
Benchè sia ormai rientrato in pianta stabile in Italia, è probabile che nei prossimi mesi il lavoro mi porterà di nuovo in Medio Oriente, dove per me tutto è iniziato e dove c’è ancora molto da fare per cercare di restituire un po’ di speranza a chi vive in contesti così difficili e drammatici.
Dal punto di vista dei progetti editoriali, sto lavorando a una nuova raccolta di poesie e a un secondo romanzo, di cui ho già scritto alcuni capitoli, ma a cui per varie ragioni non riesco a dedicare il tempo che vorrei. Non nascondo che il mio sogno è quello di poter, un giorno, vivere di scrittura, cosa di certo non facile al giorno d’oggi. Riconoscimenti come quelli ricevuti nelle ultime settimane, però, non possono che darmi una grande iniezione di fiducia.

Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
Inoltre, sono traduttrice, insegnante e Presidente della Onlus che pubblica il giornale. Faccio tante cose, probabilmente troppe, adoro scrivere, leggere e viaggiare e ho bisogno sempre di nuovi stimoli, di iniziare nuove avventure e creare nuovi progetti.


