Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Giacomo Policardo

Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Giacomo Policardo

26/09/2025 0 Di Lucia Boldi

Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Giacomo Policardo

Giacomo Policardo, la voce che illumina la commedia

Se chiu­dia­mo gli occhi, il mon­do resta comun­que davan­ti a noi, gra­zie alla memo­ria visi­va. Ma se non li aves­si­mo mai aper­ti? E quin­di non pos­se­des­si­mo alcu­na memoria? 
Gia­co­mo è non veden­te dal­la nasci­ta. Que­sto signi­fi­ca – e non tut­ti lo com­pren­do­no dav­ve­ro – che non ha un’idea “fini­ta” del mon­do cir­co­stan­te. Non sa cosa sia un cie­lo azzur­ro, un sole che tra­mon­ta die­tro una mon­ta­gna inne­va­ta, il muschio sugli albe­ri o il pas­so di una for­mi­ca. I colo­ri non han­no per lui para­go­ni o definizioni.
Eppu­re, accan­to a lui, si ha la sen­sa­zio­ne che sia lui a sape­re più di noi.

Gia­co­mo dia­lo­ga con il mon­do inte­ro attra­ver­so il suo barac­chi­no da radioa­ma­to­re: una voce che viag­gia nell’aria, rim­bal­za tra le onde, arri­va lon­ta­no. Poi scri­ve per il nostro gior­na­le, par­te­ci­pa alle mostre, va al cine­ma, è il Respon­sa­bi­le Inclu­sio­ne e Disa­bi­li­tà dell’Unipant, ha tan­ti ami­ci e sor­ri­de sempre.

Nel­la com­me­dia Aspet­tan­do l’asinello inter­pre­ta il Nar­ra­to­re, ma non si limi­ta a que­sto: ha impa­ra­to anche le bat­tu­te dei vian­dan­ti, del ven­to, del­la pie­tra, per­si­no dell’asinello. Aiu­ta i com­pa­gni a ricor­da­re le paro­le, sug­ge­ri­sce il giu­sto tono, pro­po­ne gesti e situa­zio­ni. Sen­za di lui, que­sta avven­tu­ra non sareb­be sta­ta la stes­sa. Alle pro­ve è sem­pre pre­sen­te. Mi accom­pa­gna a casa degli altri atto­ri, si assi­cu­ra che tut­ti sia­no pron­ti, che ognu­no sap­pia il pro­prio ruo­lo. È un per­fet­to aiu­to regi­sta… o for­se dovrei dire, più sin­ce­ra­men­te, che il vero regi­sta è lui.

La nostra ami­ci­zia è nata attra­ver­so i libri. Io gli ho let­to, capi­to­lo dopo capi­to­lo, il mio roman­zo Cucu­rum­mà, e duran­te l’inverno anche tan­ti altri testi. Per me è un dono poter­gli leg­ge­re, per­ché poi ne discu­tia­mo insie­me: Gia­co­mo fa osser­va­zio­ni pro­fon­de, a vol­te sor­pren­den­ti, che illu­mi­na­no aspet­ti del­la scrit­tu­ra che nem­me­no io ave­vo con­si­de­ra­to. For­se anche per que­sto oggi pos­so dire che Gia­co­mo è un ami­co, for­se l’unico di cui mi fidi dav­ve­ro “cie­ca­men­te”. E non è una battuta.

La sua vita­li­tà esplo­de nei momen­ti più ina­spet­ta­ti. Quan­do Gian­ni Valen­za – suo ex com­pa­gno di scuo­la – ha por­ta­to la fisar­mo­ni­ca alle pro­ve, Gia­co­mo si è lan­cia­to a can­ta­re die­tro le note di “ U Scic­ca­red­du”. Qual­cu­no gli ha fat­to nota­re che nel copio­ne non era pre­vi­sto che can­tas­se. Lui, con natu­ra­lez­za, si è scu­sa­to: «Cer­to, non lo farò più». Ma ogni vol­ta che Gian­ni arri­va­va a “chi bed­da vuci avìa…”, riden­do, non riu­sci­va a trat­te­ner­si dal con­ti­nua­re, imi­tan­do alla per­fe­zio­ne il raglio dell’asinello.

Per­ché Gia­co­mo non è solo voce, è anche suo­no. È un rumo­ri­sta appas­sio­na­to: ripro­du­ce la piog­gia, il ven­to, il moto­re del­la Meha­ri, del­la Har­ley, per­si­no quel­lo di un DC9. Un vul­ca­no di idee, di memo­ria e di crea­ti­vi­tà, sem­pre pron­to a donare.

Ha un solo limi­te, che non pesa a nes­su­no se non a lui: non ama il formaggio.

Cosa mi insegna Giacomo?

Gia­co­mo mi inse­gna che la cono­scen­za non pas­sa solo dagli occhi. Mi inse­gna che si può imma­gi­na­re il mon­do sen­za aver­lo mai visto, e che spes­so chi non lo vede lo sen­te più a fon­do di noi. Mi inse­gna che la sere­ni­tà non nasce dal pos­se­de­re tut­to, ma dal saper con­di­vi­de­re ciò che si ha: una voce, un’idea, un sorriso.
Mi inse­gna che il limi­te è solo un pun­to di par­ten­za, e che la vera luce non è quel­la che illu­mi­na fuo­ri, ma quel­la che si accen­de dentro.
E infi­ne mi inse­gna che si può esse­re un vul­ca­no di vita­li­tà, di intel­li­gen­za e di pas­sio­ni, anche sen­za ama­re il for­mag­gio. Per­ché, in fon­do, la vita non per­de sapo­re se si rinun­cia a un peco­ri­no: basta saper­la assa­po­ra­re in mil­le altri modi.

Lucia Bol­di