L’isola negli occhi di Carlotta Vigo nella mostra RESISTENZA

L’isola negli occhi di Carlotta Vigo nella mostra RESISTENZA

09/08/2025 0 Di Lucia Boldi

Pantelleria, ritratti di resistenza e bellezza.

L’isola negli occhi di Carlotta Vigo

di Lucia Boldi

Ieri, a Le Alco­ve di Gereon Van der Grin­ten, sot­to lo sguar­do par­te­ci­pe del sin­da­co Fabri­zio D’Ancona, ha aper­to al pub­bli­co “Resi­sten­za”, la mostra foto­gra­fi­ca di Car­lot­ta Vigo. L’emozione era tut­ta sul suo vol­to: occhi luci­di, sor­ri­so lumi­no­so, un gilet maschi­le por­ta­to a pel­le che su di lei era un inno alla femminilità.

Car­lot­ta ha 37 anni, una Canon Max 6 sem­pre pron­ta e un amo­re fero­ce per la luce natu­ra­le. Da sei anni vive a Sci­ra­fi, tra Sata­ria e Gra­zia, in una Pan­tel­le­ria che ha scel­to dopo un col­po di ful­mi­ne: «Qui ho sen­ti­to di esse­re a casa». Appas­sio­na­ta di pesca e di mare, ex chef a Mila­no, giar­di­nie­ra e skip­per, ha vis­su­to a Favi­gna­na, ma è qui che ha tro­va­to il pas­so e la luce che cercava.

 

 

Nel­le iso­le i ser­vi­zi, le como­di­tà e per­fi­no le rispo­ste alle neces­si­tà quo­ti­dia­ne non arri­va­no subi­to – affer­ma Car­lot­ta – Ci vuo­le pazien­za, crea­ti­vi­tà e capa­ci­tà di arran­giar­si: la “resi­sten­za” non è un con­cet­to, è una pra­ti­ca quo­ti­dia­na. Ecco per­ché ho chia­ma­to così la mia mostra.

Nel­le sue foto non ci sono car­to­li­ne pati­na­te. Car­lot­ta Vigo non cer­ca il mare, le roc­ce, i dam­mu­si: cer­ca la gen­te. Alle­va­to­ri, pesca­to­ri, con­ta­di­ni, ami­ci. Li ritrae men­tre pesca­no, cura­no gli ani­ma­li, rido­no al Cir­co­lo duran­te il carnevale.

Car­lot­ta non foto­gra­fa mai a fred­do. Pri­ma vive con le per­so­ne che ritrae: con­di­vi­de i loro tem­pi, i loro silen­zi, i loro caf­fè del mat­ti­no e le mani spor­che di lavo­ro. Le osser­va men­tre mun­go­no una muc­ca, acca­rez­za­no le api, for­gia­no il fer­ro, pesca­no occhia­te, macel­la­no ani­ma­li, festeg­gia­no al cir­co­lo di pae­se. Solo dopo, quan­do il gesto è natu­ra­le e la dif­fi­den­za sva­ni­ta, alza la Canon e scatta.

I suoi sog­get­ti non sono model­li, ma com­pa­gni di vita. Sono uomi­ni e don­ne che eser­ci­ta­no, ognu­no a modo pro­prio, una for­ma di resi­sten­za: alla fret­ta, alla soli­tu­di­ne, all’omologazione, al logo­rio di un mon­do che va in un’altra dire­zio­ne. E nel­le sue foto que­sta resi­sten­za è tan­gi­bi­le: sta nel­le rughe, nei gesti quo­ti­dia­ni, nel­la luce che acca­rez­za un vol­to sen­za pose.

Pri­ma di scat­ta­re, Car­lot­ta vive con loro: sie­de al tavo­lo del­la fuci­na di Karin Eggers, accom­pa­gna al lavo­ro fra le capre e i for­mag­gi Davi­de Puc­ci, va al mare a pesca­re con Gigi, o accom­pa­gna al macel­lo Ema­nue­le e Giu­sy. Osser­va sen­za fret­ta, lascia che la mac­chi­na foto­gra­fi­ca resti spen­ta fin­ché il momen­to non è vero.

Così i pesca­to­ri, gli alle­va­to­ri, i con­ta­di­ni che com­pa­io­no nel­le sue imma­gi­ni non posa­no: con­ti­nua­no sem­pli­ce­men­te a esse­re se stessi.

In que­sto modo, ogni foto è anche un pez­zo del­la vita di Car­lot­ta. Non un’istantanea ruba­ta, ma un fram­men­to di un’amicizia, fis­sa­to nel momen­to esat­to in cui la luce e la veri­tà si incontrano.

La luce, dice, la rap­pre­sen­ta. È la sua mate­ria pri­ma, la voce con cui par­la. “Amo la luce natu­ra­le e nel­le mie foto­gra­fie non esi­ste mai post-pro­du­zio­ne: ciò che cat­tu­ro è ciò che resta.” dice Car­lot­ta. ”Sono pro­fon­da­men­te influen­za­ta dai pit­to­ri, Cara­vag­gio in par­ti­co­la­re, con i suoi con­tra­sti net­ti di luce e ombra che dan­no dram­ma­ti­ci­tà e veri­tà alle sce­ne. Nel­le mie foto­gra­fie, la luce non è solo un ele­men­to tec­ni­co ma una sor­ta di lin­guag­gio emo­ti­vo.”

Accan­to alla pit­tu­ra, la sua sen­si­bi­li­tà è nutri­ta anche dal­la musi­ca, in par­ti­co­la­re dai testi di Fran­co Bat­tia­to, che nel­le sue paro­le e imma­gi­ni ha sapu­to fon­de­re poe­sia, spi­ri­tua­li­tà e quo­ti­dia­no. È da que­sto dop­pio respi­ro — la poten­za visi­va di Cara­vag­gio e la pro­fon­di­tà poe­ti­ca di Bat­tia­to — che nasco­no gli scat­ti di Resistenza.

La foto­gra­fia che pre­fe­ri­sco?” sor­ri­de Car­lot­ta. “Quel­la di Gigi, Lui­gi Tura­ti. È il mio mae­stro, il mio men­to­re, colui che mi ha inse­gna­to tut­to di Pan­tel­le­ria”.
Lo scat­to lo ritrae di spal­le, con una can­na da pesca, immer­so nel­la luce del mat­ti­no. Una sce­na sem­pli­ce, qua­si silen­zio­sa, che rac­chiu­de il sen­so stes­so di Resi­sten­za: il lega­me con il mare, la pazien­za, la for­za cal­ma di chi cono­sce i tem­pi dell’isola.

Per Car­lot­ta, resi­sten­za è la for­za silen­zio­sa che ser­ve per vive­re qui, dove il ven­to e la ter­ra non fan­no scon­ti. È la pazien­za di chi aspet­ta la sta­gio­ne giu­sta per pesca­re, la testar­dag­gi­ne di chi col­ti­va in ter­re­ni dif­fi­ci­li, la fie­rez­za di chi non rinun­cia alla pro­pria identità.
Il suo augu­rio all’isola è chia­ro: resi­ste­re all’allevamento inten­si­vo e alle logi­che del com­mer­cio inter­na­zio­na­le, così da rima­ne­re auten­ti­ca, custo­de di una bel­lez­za e di un modo di vive­re che non si pos­so­no repli­ca­re altrove.

Il sin­da­co ha scrit­to per lei paro­le di entu­sia­smo: ”Car­lot­ta si distac­ca dal­la bel­lez­za bana­le ed evi­den­te dell’isola per anda­re a cer­ca­re quel­la più pro­fon­da, spes­so invi­si­bi­le agli occhi fret­to­lo­si…
E ieri, tra gli abbrac­ci di ami­ci e curio­si, i bic­chie­ri alza­ti e il bru­sio in gal­le­ria, Car­lot­ta sor­ri­de­va, pen­san­do già al pros­si­mo lavo­ro: un’altra for­ma di resi­sten­za, altri rac­con­ti, sem­pre intrec­cia­ti alla vita dell’isola che ama.

La mostra resterà aperta fino al 22 settembre 2025, presso la Galleria Van Der Grinten a Corso Umberto I