Dario Ferrante, instancabile corridore pantesco mantiene alto il nome dell’Isola di Pantelleria anche alla maratona…
Dario Ferrante convocato dalla Nazionale di Ultramaratona
05/08/2025Tanti successi e solidi obiettivi per Dario Ferrante: il corridore pantesco pluripremiato è stato convocato dalla Nazionale Italiana di Ultramaratona. L’abbiamo intervistato per voi
di Tatiana Brignone
Si è concluso domenica 3 agosto il raduno della Nazionale Italiana di Ultramaratona a Santa Caterina Valfurva, in provincia di Sondrio. Tra i convocati alla quattro giorni azzurra, risalta il nome del pluripremiato corridore pantesco Dario Ferrante. Classe 1999, il giovane campione tesserato per l’ASD Universitas di Palermo, ha già tagliato traguardi di grande importanza. L’abbiamo intervistato, per conoscerne il punto di vista e scoprire i suoi obiettivi futuri, partendo da dove tutto è iniziato.
Volevamo cominciare quest’intervista chiedendoti: quando hai iniziato a correre?
Ho iniziato a correre a 15–16 anni circa, perché giocavo a pallone; ero abbastanza bravo, ma dicevano che fossi grassottello e che non avessi fiato: quindi, ho iniziato a correre. Da lì mi ha appassionato ed è stato tutto un susseguirsi di eventi. Poi, quando mi sono iscritto all’università, andando via da Pantelleria e, quindi, non potendo più giocare a calcio, mi sono dedicato totalmente alla corsa.
Quindi, è stato quello il momento in cui hai realizzato di voler correre in maniera agonistica?
No! Io non ho mai pensato di correre in maniera agonistica. Correvo solo per me stesso e solo per stare bene. Successivamente, ho partecipato a una prima gara nel 2022, perché un amico mi aveva chiesto di accompagnarlo alla Maratona di Milano. Tuttavia, non ho gareggiato per la prima volta in quell’occasione: ho fatto compagnia al mio amico, anche se poi, in realtà, durante gli ultimi chilometri ho un po’ allungato il passo.
La prima maratona “vera” l’ho fatta l’anno successivo, a Roma. E da lì, sì, mi sono accorto di avere ottime potenzialità: nonostante fosse la prima maratona alla quale realmente gareggiavo, ho fatto 2 ore e 46 minuti, che comunque era già un ottimo tempo. Quindi, da lì ho iniziato a pensare all’agonismo.
Qual è il più grande traguardo che hai raggiunto?
Aver vinto il Campionato italiano di 100 km con il tempo di 6 ore e 41 minuti: è quello che mi ha consentito anche di essere convocato in Nazionale di UltraMaratona e di poter partecipare ai Mondiali del 2026.
Qual è, invece, quel traguardo che, personalmente, ti è rimasto più impresso?
Sicuramente anche la Maratona di Boston, corsa in 2 ore e mezza, è stato un grandissimo traguardo: è comunque una maratona molto importante e sono stato il secondo italiano al traguardo quest’anno. È venuto veramente fuori un grandissimo tempo e, quindi, quello è un altro grandissimo traguardo.
E poi, in terza posizione, posizionerei, forse, la mia prima ultramaratona, che è stata il Passatore: ho partecipato senza aver mai corso più di 60 km e lì, invece, ho fatto una grandissima prestazione l’anno scorso. Sono arrivato terzo, e pure in quel caso si trattava del Campionato italiano di 100 km: quindi, anche quella è stata una grande soddisfazione, soprattutto essendo la prima esperienza.
Cosa si preannuncia per te adesso? Quali obiettivi hai?
A breve, il 21 settembre, andrò a correre la Maratona di Berlino: è un’altra maratona molto importante, in quanto fa parte del circuito delle Major. Purtroppo, non so quanto riuscirò ad arrivare in forma, perché sono stato infortunato da maggio a luglio: sono stato, praticamente, quasi due mesi fermo, quindi non ho potuto prepararla bene. Però, sicuramente, in questo mese e mezzo farò di tutto per arrivarci al meglio.
Poi, il 19 ottobre parteciperò ai Campionati italiani di Mezza Maratona: non è la mia specialità, ma gareggerò per la mia società, con la maglia.
Penso di partecipare a un’altra maratona durante la seconda parte dell’autunno; non ho ancora individuato quale. Per il 2026 l’obiettivo principale è andare a fare bene il Mondiale: non si sa ancora quando e dove si svolgerà, ma il focus va lì.
Cosa diresti ai giovani panteschi che vorrebbero intraprendere uno sport?
Innanzitutto, spererei di vedere tanti giovani volere intraprendere uno sport: più andiamo avanti, non solo a Pantelleria, ma anche nella società in generale, più mi accorgo che le persone, e i giovani soprattutto, tendono a farne poco; quindi, è importante, in primo luogo, stimolarli a farlo.
Poi, direi loro che, qualsiasi obiettivo abbiano nello sport, non esistono limiti. Basta porsi un obiettivo, allenarsi, e lo si raggiunge, qualsiasi esso sia. I limiti sono fatti per essere superati e gli obiettivi per essere raggiunti. Quindi, senza paura, in qualsiasi campo.
È vero, noi veniamo da una realtà piccola, quindi spesso ci sentiamo più piccoli degli altri. Però, penso che con passione e dedizione si arrivi a confrontarsi con l’esterno, anche in modo importante, riuscendo pure a prevalere su chi viene “da fuori” e ci sembra che sia più forte.
È una cosa che anche io alle prime esperienze percepivo: mi sentivo più piccolo solo perché venivo da un posto dove non avevo un confronto. Poi, quando andavo “fuori” e mi confrontavo con gli altri mi accorgevo che effettivamente non avevano nulla di diverso da me, né nulla “in più”.
Non dobbiamo farci limitare dall’idea che Pantelleria ci possa mettere degli ostacoli: noi siamo al pari di tutti gli altri e, anzi, abbiamo anche dei fattori positivi sull’isola, che ci consentono di fare sport all’aria aperta e di dedicarci totalmente alle nostre passioni, visto che abbiamo anche una vita più tranquilla, rispetto a una vita cittadina.
Quindi, direi loro di metterci tutta la passione, tutta la dedizione e di raggiungere i propri obiettivi senza sentirsi più piccoli, ma, anzi, pensando di avere un’arma in più.
Secondo te, quali sono gli “ingredienti” per correre… anche dal punto di vista “materiale”?!
Tra gli “ingredienti” per correre, per prima cosa, la passione: la corsa è uno sport faticoso, comunque. È uno sport che non regala niente, in cui ogni giorno ci si deve allenare e basta mollarlo per una settimana o per due settimane per andare indietro nei progressi fatti; ed è molto di più quello che si perde che non quello che guadagna in una o due settimane. Quindi è uno sport dove ci vuole tantissima passione, innanzitutto, e amore per la fatica.
Sono essenziali l’alimentazione, il sonno e il recupero: è sempre il triangolo fondamentale in tutti gli sport, ma nella corsa in particolare, perché è uno sport dove si deve essere, sì, leggeri ma dove le energie non possono mancare. Quindi anche sotto il punto di vista dell’alimentazione è bene mangiare bene, mangiare tanto, per fornire l’energia al nostro corpo, ma senza appesantirci.
E poi, a livello pratico, delle ottime scarpe: è importante, comunque, preservare la propria salute. Sotto il punto di vista dell’abbigliamento, non credo ne occorra uno specifico, però le scarpe sono fondamentali. Così, si esce e si corre!
Complimenti a Dario Ferrante da parte di tutta la Redazione!

Tatiana Brignone frequenta il Liceo scientifico a Pantelleria. Le sue passione sono la lettura, la scrittura e la musica.






