Voci dal Mediterraneo: una riflessione a fine spettacolo di Aurelio Mustacciuoli

Voci dal Mediterraneo: una riflessione a fine spettacolo di Aurelio Mustacciuoli

29/07/2025 1 Di Redazione

Aurelio Mustacciuoli ci ha inviato una sua disamina sul Festival VOCI DAL MEDITERRANEO con una riflessione sulla ricaduta turistica della manifestazione per la nostra rubrica ‘Il Punto di Vista’

Cara Fran­ce­sca,

si è con­clu­sa la secon­da edi­zio­ne del Festi­val Inter­na­zio­na­le “Voci dal Medi­ter­ra­neo”, un even­to che ha occu­pa­to per quat­tro sera­te la piaz­za prin­ci­pa­le di Pan­tel­le­ria, con un pro­gram­ma costrui­to attor­no a una gara cano­ra tra arti­sti emer­gen­ti. Come ogni festi­val musi­ca­le che si rispet­ti, c’è sta­to spa­zio per emo­zio­ni sin­ce­re da par­te dei con­cor­ren­ti, per l’en­tu­sia­smo dei fami­lia­ri e per l’impegno del­la giuria.

È giu­sto rico­no­sce­re l’impegno di chi ha cal­ca­to il pal­co, spe­cie quan­do si trat­ta di arti­sti non pro­fes­sio­ni­sti che han­no vis­su­to la loro sera­ta di visi­bi­li­tà. Ma a festi­val con­clu­so, è legit­ti­mo por­si alcu­ne doman­de sull’utilità pub­bli­ca e sull’impatto cul­tu­ra­le dell’iniziativa.

Gare cano­re si svol­go­no in ogni pae­se e sono una com­po­nen­te natu­ra­le del­la vita comu­ni­ta­ria. Ma in que­sto caso ciò che col­pi­sce è l’ambizione dichia­ra­ta: crea­re un gran­de even­to ricor­ren­te, con respi­ro inter­na­zio­na­le, capa­ce di pro­muo­ve­re il ter­ri­to­rio e, imma­gi­no, i talen­ti pan­te­schi. Un obiet­ti­vo ambi­zio­so, che avreb­be richie­sto un for­te coin­vol­gi­men­to del tes­su­to gio­va­ni­le e turi­sti­co e una comu­ni­ca­zio­ne capa­ce di rag­giun­ge­re dav­ve­ro l’esterno. Inve­ce, la real­tà è appar­sa ben più mode­sta: una pla­tea di poco più di un cen­ti­na­io di spet­ta­to­ri a sera­ta, qua­si tut­ti loca­li, con assen­za pres­so­ché tota­le di turi­sti e gio­va­ni, impe­gna­ti altro­ve in sera­te più attrattive.

Il rischio, in que­sti casi, è che il pro­get­to fini­sca per com­pia­ce­re se stes­so: la giu­ria – com­po­sta in par­te da espo­nen­ti del­la stam­pa loca­le – ha par­te­ci­pa­to con entu­sia­smo, ma con poca pos­si­bi­li­tà (e for­se voglia) di avan­za­re cri­ti­che. Par­la­re di “talen­ti”, poi, è for­se pre­ma­tu­ro: chi ha cal­ca­to il pal­co ha dimo­stra­to pas­sio­ne, ma nell’epoca dei social for­se sono altri i cana­li da uti­liz­za­re per far emer­ge­re qua­li­tà arti­sti­che. La visi­bi­li­tà tele­vi­si­va? Limi­ta­ta a emit­ten­ti secon­da­rie del digi­ta­le ter­re­stre, sen­za alcu­na rica­du­ta con­cre­ta sull’immagine dell’isola. La pas­se­rel­la di ospi­ti inter­na­zio­na­li? Per lo più arti­sti a fine car­rie­ra che han­no riem­pi­to le loro tur­né esti­ve par­te­ci­pan­do a un for­mat dal sapo­re mol­to poco moderno.

Non si trat­ta di cri­ti­ca­re l’impegno degli arti­sti, né di nega­re il dirit­to di cia­scu­no a sogna­re un pal­co. Ma è leci­to doman­dar­si: è dav­ve­ro com­pi­to del Comu­ne uti­liz­za­re una par­te con­si­sten­te del suoi bud­get per lo spet­ta­co­lo e il turi­smo, finan­zia­re un even­to che – nei fat­ti – non pro­muo­ve turi­smo, non valo­riz­za nuo­vi talen­ti e non lascia trac­cia nel­la memo­ria col­let­ti­va, loca­le e non?

For­se, con gli stes­si mez­zi, si potreb­be imma­gi­na­re una cul­tu­ra più ambi­zio­sa, sen­za cade­re nel­la vel­lei­tà, e più capa­ce di guar­da­re al futu­ro. O anche solo più partecipata.

Pan­tel­le­ria meri­ta even­ti che par­li­no dav­ve­ro alla sua gen­te e al mon­do. E, per far­lo, ser­vo­no visio­ne, corag­gio e spi­ri­to cri­ti­co. Non solo autocompiacimento.

Aure­lio Mustacciuoli


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