“LE PAROLE DI CHI RESTA”: PERCHÈ CI RIGUARDA TUTTI
di Francesca Marrucci
Ieri ho letto il libro di Giorgia Belvisi “Le parole di chi resta”, che domani presenterò al Castello alle ore 19.00, e devo dire che mi ha colpito non poco.
Sarà che la tematica principale che tratta è una di quelle che da anni stimola il mio interesse e, perché no, anche la mia angoscia, ma apre la possibilità a confronti e riflessioni multiple.
Non c’è una trama da spoilerare, non è un giallo, un thriller, una storia d’amore avversata. Il tema lo spiega già Giorgia nella sinossi: è il racconto, POV, di una famiglia felice e normalissima che all’improvviso subisce la scomparsa del figlio maggiore.
E no, non intendo ‘scomparsa’ in senso eufemistico, non intendo che è morto, ma proprio svanito nel nulla.
Quanti ne conosciamo di scomparsi?
Esiste una trasmissione televisiva appositamente per loro, ma io, che tra l’altro sono appassionata di true crime e che di casi di scomparsi ne ho sentiti a decine, mi sono sempre chiesta una cosa: come prosegue la vita di chi rimane?
Senza una tomba su cui piangere, una rassegnazione a cui appellarsi, con una speranza ossessivamente nutrita per non affrontare l’ineluttabilità della mancanza.
Sarà questo il tema principale su cui verterà la presentazione di sabato al Castello e vorrei chiedervi di portare la vostra opinione e la vostra testimonianza.
Un altro tema che chi ha letto il mio libro sa mi sta molto a cuore, e che è trattato ne “Le parole di chi resta”, è anche la demenza senile e l’Alzheimer.
Due facce della stessa medaglia.
Perché in ogni grande tragedia familiare, a cominciare dalla morte, il mio cruccio è stato sempre più per chi resta che per chi viene a mancare, in un modo o nell’altro.
Il libro merita di essere letto e merita una profonda riflessione, anche se la versione grafica in cartaceo non è stata né corretta né impaginata, perché originariamente destinata al solo eBook e poi richiesta con urgenza in cartaceo, ma si porrà rimedio.
“Le parole di chi resta” parla di sentimenti che conosciamo bene, che ci mettono davanti al senso stesso dell’esistenza, che ci mettono alla prova, sollecitando sensi di colpa, cose non dette, non fatte, non comprese.
Perché chi resta siamo noi.
Se ne volete sapere di più e dire la vostra su questi temi che, in un modo o nell’altro, ci toccano tutti, io e
Giorgia Belvisi vi aspettiamo domani, sabato 19 luglio alle ore 19.00 al Castello.

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Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
Inoltre, sono traduttrice, insegnante e Presidente della Onlus che pubblica il giornale. Faccio tante cose, probabilmente troppe, adoro scrivere, leggere e viaggiare e ho bisogno sempre di nuovi stimoli, di iniziare nuove avventure e creare nuovi progetti.