Danilo Ruggero ci racconta la sua musica e il suo ritorno

Danilo Ruggero ci racconta la sua musica e il suo ritorno

07/07/2025 0 Di Francesca Marrucci

Intervista a Danilo Ruggero in occasione dell’uscita del suo ultimo EP e del suo ritorno, non solo a Pantelleria

Il cantautore pantesco non smette di ricevere riconoscimenti in ambito nazionale e ci racconta, ‘scavandosi la schiena’ cosa significa proseguire a suonare senza cedere a facili compromessi

di Fran­ce­sca Marrucci

È tor­na­to sul­l’i­so­la Dani­lo Rug­ge­ro, il can­tau­to­re pan­te­sco fre­sco del­l’u­sci­ta del­l’ul­ti­mo EP, Puzz­le, e subi­to è sta­to chia­ma­to ad esi­bir­si, ieri sera, al Tikir­ri­ki Bar. Dani­lo non è un can­tau­to­re sui gene­ris e nem­me­no per tut­ti. Non fan­no per lui le can­zo­net­te facil­men­te orec­chia­bi­li, non è fari­na del suo sac­co un testo se non lo can­ta, lo rac­con­ta, lo rap­pre­sen­ta come una pro­sa vis­su­ta, pie­na di inte­rio­ri­tà profonda.

È un can­tau­to­re di paro­le, di testi, di con­cet­ti, Dani­lo, e que­sta sua par­ti­co­la­ri­tà gli è val­sa nel tem­po rico­no­sci­men­ti impor­tan­ti, di cui la nostra testa­ta ha dato con­ti in que­sti anni. Lo abbia­mo inter­vi­sta­to, come è nostra abi­tu­di­ne, in occa­sio­ne di que­sto nuo­vo lavo­ro, com­po­sto da 5 pez­zi, del suo arri­vo sul­l’i­so­la e del­la sua par­te­ci­pa­zio­ne al MEGAF.

Ce lo ha descrit­to con zelo e orgo­glio, usan­do quel­le stes­se paro­le che carat­te­riz­za­no la sua inte­ra opera.

Danilo Ruggero

⁠Partiamo dal singolo in rotazione nelle radio: Puzzle. Esce ad un anno dagli altri brani che compongono l’EP a cui dà anche il titolo e a 3 anni da La sindrome del pesce rosso. Come è nata Puzzle e cos’è cambiato in questo lasso di tempo?

È vero. Puzz­le esce effet­ti­va­men­te a un anno da Sapo­ne – il pri­mo sin­go­lo estrat­to dell’EP – a sei mesi da Ele­fan­ti e a tre mesi da Dagli Albe­ri. Mi pia­ce­reb­be dir­ti che tut­to era pia­ni­fi­ca­to, che die­tro que­sta caden­za c’era una stra­te­gia edi­to­ria­le. Solo ades­so però mi accor­go che a ogni usci­ta ho dimez­za­to il tem­po d’attesa rispet­to alla pre­ce­den­te. Poe­ti­ca­men­te mi vie­ne da dir­ti che sia anda­ta come van­no le cose quan­do le lasci anda­re: seguen­do un rit­mo inte­rio­re più che una tabel­la di mar­cia. Come se, man mano, qual­co­sa den­tro di me si scio­glies­se incon­scia­men­te, diven­tan­do più faci­le da lasciar anda­re. Come se i pez­zi del puzz­le faces­se­ro meno pau­ra nel momen­to in cui ini­zia­vo dav­ve­ro a inca­strar­li, uno per uno. Puzz­le, il bra­no più nudo e visce­ra­le dell’EP, è usci­to per ulti­mo. Ma non per chiu­de­re il cer­chio. Anzi: per lasciar­lo aper­to. Per dar­mi la pos­si­bi­li­tà di descri­ve­re quel tipo di disor­di­ne sen­za la pre­te­sa di dover­lo siste­ma­re, solo per far­ci pace e accet­tar­lo così com’è dopo aver attra­ver­sa­to un bloc­co, un vero e pro­prio rifiuto.

Rispet­to a La sin­dro­me del pesce ros­so, che pure nasce­va da un sen­so di spae­sa­men­to, con Puzz­le c’è un cam­bia­men­to nel tono e nel­la postu­ra. Lì c’era anco­ra un ten­ta­ti­vo di fuga, di cer­ca­re un sen­so negli altri, in un altro­ve. In Puzz­le, inve­ce, c’è un ritor­no. Un’accettazione stor­ta, ma one­sta, del fat­to che a vol­te i pez­zi resta­no disal­li­nea­ti. C’è più cru­dez­za, meno pudo­re. È come se in que­sti anni aves­si smes­so di pro­va­re a esse­re inte­gro a tut­ti i costi e aves­si impa­ra­to a con­vi­ve­re con tut­te le mie “cre­pe”. Puzz­le nasce pro­prio lì, dal pun­to in cui non si cer­ca più di gua­ri­re né di descri­ve­re un pro­ces­so di gua­ri­gio­ne, ma si impa­ra ad abi­ta­re la pro­pria imperfezione.

Copertina Danilo Ruggero  - Puzzle

L’EP omonimo è composto da altri tre brani usciti lo scorso anno e da una seconda versione di Puzzle, bellissima. Come si incastrano tra loro queste diverse parti del ‘Puzzle’?

Ognu­no dei bra­ni che com­po­ne que­sto EP nasce in un momen­to diver­so, in una sta­gio­ne emo­ti­va distin­ta. Non sono mai sta­ti pen­sa­ti come pez­zi com­ple­men­ta­ri, eppu­re, a distan­za di tem­po, mi sono reso con­to che par­la­va­no tra loro, che con­di­vi­de­va­no uno stes­so respiro.

Sapo­ne è sta­to il pri­mo gesto, il pri­mo pas­so fuo­ri. Nasce da una scrit­tu­ra dia­ri­sti­ca, tera­peu­ti­ca, che si inter­ro­ga sul ricor­do, sull’ossessione del­la memo­ria e sul­la neces­si­tà di anno­ta­re anche ciò che si vor­reb­be dimen­ti­ca­re. È fra­gi­le, inti­mo, ed è lì che ho capi­to che non pote­vo più resta­re in silenzio.

Ele­fan­ti inve­ce, è più taglien­te. Sca­va nel­la pau­ra del cam­bia­men­to e nell’illusione che le cose, anche se tra­bal­lan­ti, pos­sa­no resta­re fer­me ed è una foto­gra­fia di quell’istante in cui sen­ti che qual­co­sa si sta rom­pen­do, ma non hai anco­ra tro­va­to il corag­gio di guar­da­re da un’altra par­te. Par­la di limi­ti, di limi­ta­tez­ze, di resi­sten­ze, di nuo­ve e spi­go­lo­se for­me di con­sa­pe­vo­lez­za emo­ti­va e psi­co­lo­gi­ca, ma anche di un desi­de­rio pro­fon­do di trasformazione.

Con Dagli Albe­ri ho cer­ca­to un altro tono: più quie­to, più osser­va­ti­vo. È una can­zo­ne che accet­ta la per­di­ta, che la guar­da da lon­ta­no, sen­za voler­la cor­reg­ge­re. L’immagine del ramo che lascia cade­re un frut­to non anco­ra matu­ro mi sem­bra­va per­fet­ta per rac­con­ta­re quel tipo di equi­li­brio pre­ca­rio che si vive men­tre si cre­sce: resta­re e lasciar anda­re in que­ste visio­ni dico­to­mi­che di spin­te con­trap­po­ste che tira­no da ambo i lati.

Poi c’è Puzz­le, che è il cen­tro ma anche il bor­do scom­po­sto di tut­to. È il pez­zo più cru­do, quel­lo che non cer­ca reden­zio­ne né ripa­ra­zio­ne, che non vuo­le siste­ma­re i fram­men­ti, ma nomi­nar­li e fare la con­ta di quel­li man­can­ti. La secon­da ver­sio­ne, quel­la acu­sti­ca, non è un dop­pio­ne: è la voce più fra­gi­le del bra­no e dell’EP, quel­la che non urla, che resta sedu­ta nel caos e lo osser­va. Le due ver­sio­ni con­vi­vo­no per­ché una rac­con­ta il dis­se­sto emo­ti­vo, l’altra lo con­tie­ne. Una si con­tor­ce, l’altra respi­ra. Entram­be, a modo loro, mi rap­pre­sen­ta­no. Entram­be, cre­do, era­no necessarie.

Così que­sto EP non è un per­cor­so linea­re, non offre solu­zio­ni né mora­li. È più una map­pa dei vuo­ti, del­le pau­se, del­le cose irri­sol­te che però esi­sto­no, meri­ta­no di esse­re rac­con­ta­te e non neces­sa­ria­men­te esse­re risolte.

L’EP vanta collaborazioni importanti, ce ne vuoi parlare?

Lavo­ra­re con più pro­dut­to­ri non è sta­ta una scel­ta stra­te­gi­ca, ma qual­co­sa che è acca­du­to per neces­si­tà, nel tem­po, seguen­do l’evoluzione stes­sa dell’EP. Ogni bra­no, ogni fase, ha avu­to biso­gno di una pro­spet­ti­va diver­sa – qua­si come se anche in que­sto, il disco aves­se volu­to rima­ne­re fede­le alla sua natu­ra fram­men­ta­ta. Dadà­mo è sta­to il pri­mo a entra­re in con­tat­to con le can­zo­ni nel­la loro for­ma più grez­za, acu­sti­ca. Con lui è nato il pri­mo arran­gia­men­to di Puzz­le, che ha poi influen­za­to tut­to il resto, anche sen­za toc­ca­re diret­ta­men­te gli altri brani.

Mar­co Zop­pi ha dato con­cre­tez­za alla ver­sio­ne alter­na­ti­va, più nuda e vul­ne­ra­bi­le, ma è tor­na­to anche sul­la pro­du­zio­ne del­la ver­sio­ne uffi­cia­le, aiu­tan­do­mi a smon­tar­la e rico­struir­la. Pasqua­le Dipa­ce e Alber­to Laruc­cia sono entra­ti in un secon­do momen­to, ma han­no avu­to un ruo­lo cru­cia­le nel dare all’EP una coe­ren­za emo­ti­va e sono­ra: Pasqua­le ha aggiun­to pro­fon­di­tà e ten­sio­ne armo­ni­ca, Alber­to ha cuci­to tut­to con gli archi e i synth come fos­se­ro lega­tu­re invi­si­bi­li tra le tracce.

Alla fine, sì, è sta­to com­pli­ca­to, a trat­ti anche cao­ti­co. Ma in un lavo­ro che par­la di frat­tu­re e ricom­po­si­zio­ni, anche la sua stes­sa gene­si dove­va pas­sa­re da più mani, più occhi. Come se il disco si fos­se costrui­to da sé, pez­zo dopo pezzo.

Danilo Ruggero

I riconoscimenti e i premi di questi anni certificano il tuo percorso di ricerca e qualità che va avanti senza fretta, ma con una grande interiorità che riesce ad esprimersi con testi mai banali che pretendono un ascolto attendo, profondo, immersivo. Sembreresti il perfetto contrario di quanto richiede il mercato oggi, eppure dimostri che il posto per il cantautorato di qualità c’è ancora.

Que­sta doman­da mi ricol­le­ga ad una rifles­sio­ne che mi por­to die­tro spes­so e apri il vaso di Pan­do­ra. Io non ho mai volu­to scen­de­re a com­pro­mes­si con la velo­ci­tà, con la leg­ge­rez­za for­za­ta o la neces­si­tà di esse­re sem­pre “com­pren­si­bi­li al pri­mo ascolto”.

In Sapo­ne scri­vo: […] Per scri­ve­re ver­si uni­ver­sa­li biso­gna sca­var­si la schie­na, sca­var­la tut­ta, fino in fon­do con le mani […] que­sto ver­so rac­con­ta, per l’ap­pun­to, del­la fati­ca fisi­ca ed emo­ti­va che ser­ve per arri­va­re a una scrit­tu­ra auten­ti­ca. Non una scrit­tu­ra costrui­ta a tavo­li­no, pen­sa­ta per pia­ce­re, ma qual­co­sa che nasce dal­la car­ne, dal­la tua sto­ria, dai ner­vi sco­per­ti. Non basta rac­con­ta­re l’esperienza, biso­gna entrar­ci den­tro, far­si attra­ver­sa­re, anche se que­sto signi­fi­ca espor­si e sca­va­re den­tro feri­te mal gua­ri­te. “Sca­var­si la schie­na” cre­do sia una meta­fo­ra visce­ra­le: non sca­vo la men­te, non il cuo­re. Sca­vo die­tro, dove non si vede, dove si accu­mu­la­no i pesi che si tra­spor­ta­no e che non si rie­sco­no a lasciar andare.

Il para­dos­so è che pro­prio in quel­la par­te più tua, più irri­pe­ti­bi­le, più feri­ta – se hai il corag­gio di rac­con­tar­la sen­za veli – può nasce­re qual­co­sa di uni­ver­sa­le. Non per­ché lo hai pen­sa­to così, ma per­ché l’esperienza uma­na, quan­do è vera, smet­te di ave­re con­fi­ni. E allo­ra diven­ta di tut­ti. Mi accor­go che pro­prio que­sta mia resi­sten­za al tem­po dell’algoritmo o alla moda del­le case disco­gra­fi­che mi per­met­te di rima­ne­re fede­le a ciò che scri­vo e a ciò che sono.

Segui­re il mer­ca­to disco­gra­fi­co non è la stes­sa cosa che segui­re la musi­ca. Il mer­ca­to è un fast food e chie­de can­zo­ni take away, for­mu­le repli­ca­bi­li. Il mio sguar­do non rin­cor­re la novi­tà, la stu­dia piut­to­sto. La musi­ca che mi inte­res­sa e che ascol­to non ha poi fret­ta di pia­ce­re. Richie­de tem­po, come tut­te le cose e segui­re il mer­ca­to signi­fi­ca spes­so sem­pli­fi­ca­re, io inve­ce con la musi­ca sono mos­so dal biso­gno oppo­sto, ovve­ro di “adden­trar­mi”, di “immer­ger­mi”, non di sem­pli­fi­ca­re. Non c’è un modo velo­ce per rac­con­ta­re un dolo­re. Non c’è un algo­rit­mo che gli resti­tui­sca un nome. Il tem­po sì.

Inol­tre, se il mio EP s’intitola Puzz­le ed è abba­stan­za lon­ta­no dal quel che il mer­ca­to vor­reb­be, è pro­prio per­ché non voglio cede­re alla ten­ta­zio­ne di incol­la­re i pez­zi in fret­ta pur di arri­va­re pri­ma. Il mer­ca­to cam­bia con­ti­nua­men­te, la veri­tà no e io voglio esse­re una per­so­na sin­ce­ra, soprat­tut­to per il signi­fi­ca­to che ha per me fare arte.

Come sempre torniamo al tuo rapporto con Pantelleria, dove tutto ha avuto inizio e dove continui a seminare collaborazioni e presenze. Sappiamo dell’ultima collaborazione al corto di Laura Boggero in concorso al MEGAF. Vuoi parlarcene?

Pan­tel­le­ria, come ho già scrit­to, non è solo un luo­go da cui pro­ven­go, è una len­te attra­ver­so cui anco­ra guar­do le cose. Mi pia­ce dav­ve­ro pen­sar­la così. È la mia ori­gi­ne, ma non solo in sen­so geo­gra­fi­co. È una spe­cie di ven­tre cal­do – da pic­co­lo dice­vo cul­la pie­na di bam­ba­gia – in cui ogni vol­ta tor­no con qual­co­sa di nuo­vo da dire – o con un silen­zio diver­so da considerare.

A par­te all’inizio del mio per­cor­so arti­sti­co con Leti­zia Stup­pa, non ho più intrec­cia­to il mio per­cor­so musi­ca­le con quel­lo che vivo nell’isola o per l’isola, crean­do rela­zio­ni arti­sti­che che non fos­se­ro solo estem­po­ra­nee per i live esti­vi. Il lavo­ro con Lau­ra Bog­ge­ro è una novi­tà in que­sto momen­to del­la mia vita arti­sti­ca e quan­do mi ha chie­sto di col­la­bo­ra­re al suo cor­to inse­ren­do le mie can­zo­ni, ho det­to sì, qua­si d’istinto, anche un po’ a sca­to­la chiusa.

Ho sco­per­to che Lau­ra ha uno sguar­do deli­ca­to, ver­ti­ca­le, entra nel­le cose sen­za sve­lar­le trop­po. Il suo lavo­ro rea­liz­za­to per il con­cor­so MEGAF, come anche altri che poi ho avu­to il pia­ce­re di visio­na­re, pro­prio come la mia musi­ca, non cer­ca solu­zio­ni, è attra­ver­sa­to di doman­de. Ha con­fer­ma­to quan­to il dia­lo­go tra for­me d’arte diver­se pos­sa gene­ra­re qual­co­sa di più one­sto e vivo. Vede­re il cor­to in con­cor­so al MEGAF è sta­to un pic­co­lo segno che resta­re fede­li a un modo di sen­ti­re – anche quan­do è fuo­ri moda – ha anco­ra ave­re un senso.

Sarai sull’isola quest’estate per farci ascoltare i nuovi brani?

Sì, ci sarò. Intan­to que­sto gio­ve­dì 10 luglio, in occa­sio­ne dell’evento MEGAF, por­te­rò i bra­ni sul pal­co del Cine­tea­tro San Gae­ta­no con una for­ma­zio­ne pen­sa­ta appo­sta per l’occasione. For­se anche pri­ma del 10, in una ver­sio­ne più mini­ma­le e inti­ma. Sto pro­van­do a fare una sor­ta di pic­co­la anti­ci­pa­zio­ne di quel­lo che sarà e poi, ad ago­sto, spe­ro dav­ve­ro di tor­na­re a suo­na­re anco­ra, il più pos­si­bi­le. Anzi, lo dico: sono aper­tis­si­mo a pro­po­ste per­ché quest’estate vor­rei che la mia musi­ca cam­mi­nas­se ovun­que, un po’ tra la Sici­lia, la pri­ma par­te di ter­ra fer­ma e poi soprat­tut­to lì dove è nata, a casa.

Danilo Ruggero

SCHEDA DI PUZZLE DI DANILO RUGGERO

È dispo­ni­bi­le Puzz­le, il nuo­vo EP di Dani­lo Rug­ge­ro. Un lavo­ro inti­mo, fram­men­ta­to, coe­ren­te nel­la sua incoe­ren­za, che si muo­ve tra soste, cre­pe, e veri­tà sco­mo­de. In rota­zio­ne radio­fo­ni­ca anche il sin­go­lo omo­ni­mo, quar­to bra­no del­la trac­kli­st e cuo­re pul­san­te dell’intero progetto.

Puzz­le, l’EP, è un per­cor­so costrui­to sen­za l’urgenza di una tra­ma o di una sin­te­si. È nato da appun­ti, ricor­di, cose non det­te. Ogni bra­no è un fram­men­to a sé, tenu­to insie­me non da una sto­ria ma da un’urgenza: quel­la di resta­re den­tro al dolo­re sen­za ten­ta­re di ricom­por­lo trop­po in fret­ta. Nes­sun mes­sag­gio, sem­mai un nodo da mostrare.

«Non vole­vo gua­ri­re, vole­vo solo guar­da­re. Non cer­ca­vo rispo­ste, ma la pos­si­bi­li­tà di resta­re nel dub­bio, nel­la mia imper­fe­zio­ne. Puzz­le non par­la di risa­li­te, ma di soste. Di radi­ci che tira­no e rami che cedo­no. Di una cre­sci­ta fat­ta di con­trad­di­zio­ni, non di con­qui­ste.», rac­con­ta il cantautore.

I bra­ni che com­pon­go­no l’EP – Sapo­ne, Ele­fan­ti, Dagli Albe­ri, Puzz­le e la sua ver­sio­ne alter­na­ti­va che chiu­de il disco – attra­ver­sa­no diver­se for­me di per­di­ta, memo­ria, resa, limi­te. Sono pagi­ne di un dia­rio pri­va­to che diven­ta musi­ca, voce che si fa scrit­tu­ra espo­sta. Una ricer­ca di pre­sen­za, più che di sal­vez­za. Di con­sa­pe­vo­lez­za, più che di risposte.

Il 6 giu­gno è usci­to anche Puzz­le, il nuo­vo sin­go­lo di Dani­lo Rug­ge­ro, che por­ta lo stes­so nome dell’EP. Un tito­lo che non è solo un filo con­dut­to­re, ma una dichia­ra­zio­ne di intenti.

Puzz­le è un bra­no che nasce da una frat­tu­ra. Non da una solu­zio­ne, né da un equi­li­brio rag­giun­to. Par­la del­lo smar­ri­men­to, del­la disper­sio­ne, del­la fati­ca di ricom­por­si quan­do si è anda­ti in pez­zi. Ma, soprat­tut­to, rac­con­ta l’idea che for­se non ser­ve tor­na­re inte­ri per poter­si rico­no­sce­re. For­se si può esse­re auten­ti­ci anche nel­la pro­pria imper­fe­zio­ne. È una can­zo­ne che ini­zia in pun­ta di voce, trat­te­nu­ta, come chi non ha più trop­pe cer­tez­ze da difen­de­re, e poi si apre in una stra­ti­fi­ca­zio­ne sono­ra inten­sa, dove l’emotività diven­ta strut­tu­ra, rit­mo, direzione.

Il bra­no, scrit­to dal­lo stes­so Rug­ge­ro, è sta­to pro­dot­to insie­me a Dadà­mo, che ne ha col­to sin da subi­to la ten­sio­ne pro­fon­da, man­te­nen­do­ne intat­ta l’essenza anche dopo i suc­ces­si­vi pas­sag­gi pro­dut­ti­vi cura­ti da Mar­co Zop­pi (auto­re del­la ver­sio­ne alter­na­ti­va del bra­no che chiu­de il disco), Pasqua­le Dipa­ce e Alber­to Laruc­cia. Il risul­ta­to è un pop-rock d’autore, visce­ra­le e diret­to, che non teme l’incompiutezza e anzi la attraversa.

«Puzz­le è il mio dia­lo­go inte­rio­re, a trat­ti accu­sa­to­rio - rac­con­ta Dani­lo Rug­ge­ro - par­la di sen­so di col­pa, di fal­li­men­ti, di rela­zio­ni spez­za­te, di aspet­ta­ti­ve delu­se. Ma anche di accet­ta­zio­ne. Accet­ta­zio­ne dei vuo­ti, del­le cre­pe, dei pez­zi man­can­ti. È una can­zo­ne impor­tan­te per me, per­ché mi somi­glia. Quel puzz­le che non puoi fini­re, sono io. E va bene così.»

Con Puzz­le, Dani­lo Rug­ge­ro fir­ma il suo lavo­ro più cru­do, per­so­na­le e neces­sa­rio. Un EP che non ricom­po­ne, ma acco­glie. Che non chiu­de un cer­chio, ma lascia uno spa­zio aperto.

 

ASCOLTA:
Spotify
: https://open.spotify.com/intl-it/album/44iMmQa3TjhiS5PdvMqp6r?si=7ocE5tbHStqj7NwQbz2W7g

 

BIO

Dani­lo Rug­ge­ro è can­tau­to­re sici­lia­no ori­gi­na­rio di Pan­tel­le­ria. Intra­pren­de il suo per­cor­so musi­ca­le a Roma nel 2015, esi­ben­do­si nei loca­li con bra­ni ori­gi­na­li in ita­lia­no e in dia­let­to pan­te­sco. La sua for­ma­zio­ne arti­sti­ca si affi­na all’Of­fi­ci­na del­le Arti Pier Pao­lo Paso­li­ni, dove svi­lup­pa ulte­rior­men­te il suo pro­get­to musi­ca­le. Nel cor­so degli anni, Dani­lo rice­ve diver­si riconoscimenti.

Nel 2017 è fina­li­sta al Pre­mio De André con I figli dei figli degli altri. L’an­no suc­ces­si­vo, il 2018, vede la pub­bli­ca­zio­ne del­l’EP In real­tà è solo pau­ra. Nel­lo stes­so perio­do, vin­ce alcu­ni con­cor­si di musi­ca d’au­to­re e gli vie­ne asse­gna­to il Pre­mio del­la Cri­ti­ca di Amne­sty Inter­na­tio­nal a Voci per la Liber­tà per il bra­no Agghi­ri ddrà.

Nel 2021 pub­bli­ca La sin­dro­me del pesce ros­so, rea­liz­za­to in col­la­bo­ra­zio­ne con Dadà­mo e Mar­co Zop­pi, e nel 2022 esce Can­zo­ne per l’ultimo gior­no dell’anno.

Nel 2023, Dani­lo vie­ne sele­zio­na­to tra i 100 pro­get­ti per il Con­cer­to del Pri­mo Mag­gio tra­mi­te 1MNEXT. Il 2024 è un anno di nuo­ve usci­te con i sin­go­li Sapo­neEle­fan­ti (fina­li­sta al Pre­mio Bindi).

Dagli albe­ri, pub­bli­ca­to nel 2025, com­ple­ta l’anteprima dell’EP Puzz­le, in usci­ta il 6 giu­gno insie­me al sin­go­lo omonimo.