Una lettrice ci scrive: l’importanza del Castello di Pantelleria

Una lettrice ci scrive: l’importanza del Castello di Pantelleria

12/12/2021 0 Di Redazione

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Historia magistra vitae ovvero l’importanza di un luogo quale il Castello di Pantelleria

La sto­ria è mae­stra di vita. E lo è per il fat­to che, nono­stan­te sia con­si­de­ra­ta in alcu­ne casi inu­ti­le o una per­di­ta di tem­po, è la nostra vita. Noi dipen­dia­mo dal­la sto­ria, dal­le scel­te di alcu­ni poli­ti­ci del pas­sa­to, dal­le vit­to­rie o dal­le scon­fit­te nel­le guer­re, da per­di­te ed acqui­si­zio­ni di territori. 

La sto­ria è nostra, è uma­na, ci appar­tie­ne, volen­ti o nolen­ti. Capi­re gli even­ti del pas­sa­to è uti­le, impor­tan­te anche se non fa cur­ri­cu­lum. Ma se non si capi­sce “da dove arri­via­mo” non pos­sia­mo esse­re dei buo­ni cit­ta­di­ni, per­ché lo stu­dio del­la sto­ria per­met­te di capi­re il nostro pre­sen­te e ciò che ci circonda.

4 siti archeo­lo­gi­ci tra i più impor­tan­ti del medi­ter­ra­neo, per­cor­si subac­quei che sono anco­ra in gra­do di rac­con­tar­ci l’importante ruo­lo svol­to da quest’isola duran­te le guer­re puni­che e miglia­ia di reper­ti che aspet­ta­no solo di esse­re mostra­ti al mon­do. È da qui che dovrem­mo par­ti­re o meglio ripartire.

La valo­riz­za­zio­ne rap­pre­sen­ta infat­ti un fat­to­re chia­ve per la com­pe­ti­ti­vi­tà ter­ri­to­ria­le e per la qua­li­tà del­la vita, valo­riz­za­re un ter­ri­to­rio par­ten­do dal­la valo­riz­za­zio­ne di un bene cul­tu­ra­le signi­fi­ca aumen­ta­re l’attrattività e l’offerta loca­le favo­ren­do inve­sti­men­ti eco­no­mi­ci non solo culturali.

Quan­do ci riem­pia­mo la boc­ca di fra­si ad effet­to come “offer­ta turi­sti­ca integrata”ricordiamoci dei beni culturali.

Come poter par­la­re di svi­lup­po turi­sti­co, desta­gio­na­liz­za­zio­ne e aper­tu­ra di nuo­vi mer­ca­ti quan­do uno dei fat­to­ri fon­da­men­ta­li per far sì che ciò avven­ga, ovve­ro l’offerta cul­tu­ra­le, è sta­to negli anni com­ple­ta­men­te mes­so da parte.

La sto­ria com­po­ne il dna di quest’isola e del nostro esse­re pan­te­schi, è l’o­smo­si tra natu­ra e ope­ra del­l’uo­mo che ha for­ma­to i tes­su­ti urba­ni, defi­ni­to i pae­sag­gi, dato vita a un model­lo socia­le e a una civiltà.

Que­sto non vuol dire che dob­bia­mo sen­tir­ci custo­di di un museo. Al con­tra­rio, i nostri teso­ri devo­no esse­re abi­ta­ti, vis­su­ti e vivi ogni gior­no. E sta pro­prio alla nostra respon­sa­bi­li­tà con­ti­nua­re a far­li vive­re nel tem­po, in modo che ci aiu­ti­no a raf­for­za­re i nostri lega­mi di comu­ni­tà e diven­ti­no leva di benes­se­re e di cre­sci­ta in ambi­to turi­sti­co ed eco­no­mi­co in gene­ra­le. Ma nel nostro caso spe­ci­fi­co abbia­mo biso­gno degli occhi incu­rio­si­ti dei bam­bi­ni davan­ti alle paru­re di brac­cia­li e col­la­ne dell’età del­la bron­zo che impre­zio­si­sco­no le vetri­ne dedi­ca­te al vil­lag­gio di Mur­sia e del­le boc­che spa­lan­ca­te dei turi­sti dinan­zi alla per­fe­zio­ne scul­to­rea dei ritrat­ti impe­ria­li. Abbia­mo biso­gno che il castel­lo di Pan­tel­le­ria, que­sto uni­co luo­go adi­bi­to alla cul­tu­ra e alla sto­ria otte­nu­to non con poche fati­che sia da par­te del pub­bli­co che del pri­va­to a cui ricor­dia­mo si deve l’intera instal­la­zio­ne archeo­lo­gi­ca, ven­ga ria­per­to. È un dove­re civi­co ancor pri­ma di esse­re un fat­to­re pret­ta­men­te cul­tu­ra­le. I cit­ta­di­ni meri­ta­no di cono­sce­re le moti­va­zio­ni rea­li che ne han­no por­ta­to alla tota­le chiu­su­ra e al tem­po stes­so sape­re quan­do avver­rà la ria­per­tu­ra. Meri­tia­mo di cono­sce­re lo sta­to è l’ubicazione attua­le dei reper­ti, quel­la dei ritrat­ti impe­ria­li in pri­mis. È infat­ti solo attra­ver­so un’aperta comu­ni­ca­zio­ne che la cit­ta­di­nan­za può rece­pi­re l’impegno di un’amministrazione e al tem­po stes­so poter appor­ta­re un con­tri­bu­to affin­ché gli obbiet­ti­vi si rag­giun­ga­no più velo­ce­men­te e in manie­ra mag­gior­men­te condivisa.

Insom­ma abbia­mo biso­gno di luo­ghi dove poter­ci anco­ra stu­pi­re e dove avvi­ci­na­re alla sto­ria i nostri bam­bi­ni. Tan­te cose devo­no esse­re fat­te e tan­ti pas­si dob­bia­mo anco­ra com­pie­re ma alme­no cer­chia­mo di non tor­na­re indie­tro. Qual­co­sa è sta­to fat­to negli anni, cer­chia­mo di non per­der­lo per­ché “un popo­lo sen­za memo­ria è un popo­lo sen­za futu­ro”, dice­va giu­sta­men­te lo scrit­to­re cile­no Luis Sepúlveda. 

Vale­ria Silvia


Foto di Tom­ma­so Brignone