Una lettrice ci scrive sui sentieri e territorio del Parco Nazionale di Pantelleria

Una lettrice ci scrive sui sentieri e territorio del Parco Nazionale di Pantelleria

11/06/2021 0 Di Redazione

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Una lettrice ci scrive per fare delle osservazioni sui sentieri e territorio del Parco Nazionale di Pantelleria. Abbiamo girato la missiva al Parco stesso e siamo in attesa di una eventuale risposta.

Buon­gior­no Signori,

nel com­pli­men­tar­mi con il Dott. Par­ri­nel­lo per il lavo­ro svol­to nel bien­nio 2019/2020 al Par­co Nazio­na­le « Iso­la di Pan­tel­le­ria », non pos­so però fare a meno di sot­to­li­nea­re alcu­ni aspet­ti rela­ti­vi alla gestio­ne del Par­co  che mi han­no par­ti­co­lar­men­te colpito.

Da un arti­co­lo sull’argomento, trag­go la seguen­te cita­zio­ne: il Par­co deve “…pro­muo­ve­re il ter­ri­to­rio sal­va­guar­dan­do­ne tra­di­zio­ne, sto­ria, ambiente…”.

Orbe­ne, è mia abi­tu­di­ne da sem­pre (oltre 40 anni) pas­seg­gia­re all’interno dell’isola: ho avu­to modo di  apprez­za­re che i sen­tie­ri (già del­la Riser­va Natu­ra­le) sia­no nume­ro­si, ben tenu­ti, e con­tras­se­gna­ti dal­le rela­ti­ve segna­le­ti­che. Pec­ca­to però che il più del­le vol­te,  le dire­zio­ni e i tem­pi di per­cor­ren­za indi­ca­ti non cor­ri­spon­da­no a quel­li rea­li e che i pali a soste­gno del­le segna­le­ti­che sia­no spes­so sra­di­ca­ti e non più ripristinati. 

Sem­pre duran­te le mie escur­sio­ni, ho per­cor­so quel­lo che era il sen­tie­ro che por­ta al Mon­te Gibe­le, e sono rima­sta scon­cer­ta­ta nel con­sta­ta­re l’impatto sul pae­sag­gio e sul­la fol­ta vege­ta­zio­ne di quei luo­ghi, sacri­fi­ca­ti bru­tal­men­te dall’azione del­le ruspe, che ha tra­sfor­ma­to in stra­da ster­ra­ta, car­ra­bi­le, il lastri­ca­to di pie­tra lavi­ca di fine anni tren­ta, frui­bi­le, ormai, non più sol­tan­to dai mez­zi anti-incen­dio, ma da qual­sia­si autoveicolo.

Le stes­se piste ster­ra­te che dal­la Mon­ta­gna Gran­de por­ta­no al Gibe­le (biso­gne­vo­li, come sem­pre, perio­di­ca­men­te, di manu­ten­zio­ne) sono sta­te allar­ga­te oltremodo. 

Sono pro­prio inter­ven­ti di tal gene­re che mi sti­mo­la­no a sol­le­ci­ta­re la Vostra atten­zio­ne: mi chie­do, infat­ti, e chie­do al Pre­si­den­te, qua­le sia il sen­so di allar­ga­re la via­bi­li­tà ben oltre le neces­si­tà anti-incen­dio modi­fi­can­do e stra­vol­gen­do il ter­ri­to­rio, e di copri­re una magni­fi­ca mulat­tie­ra sto­ri­ca (quin­di legal­men­te pro­tet­ta) che sareb­be sta­ta egual­men­te agi­bi­le, e che sem­mai anda­va, qual e là, restau­ra­ta. Il tut­to, per di più, sac­cheg­gian­do ai mar­gi­ni il bosco per pro­cu­rar­si il mate­ria­le di col­ma­tu­ra, e detur­pan­do il più bel pae­sag­gio dell’entroterra con le ter­ri­bi­li inci­sio­ni pro­cu­ra­te dal­le ruspe.

Avrei piut­to­sto con­di­vi­so l’utilizzo di quei mez­zi per ripu­li­re quel trat­to di peri­me­tra­le che costeg­gia la spet­ta­co­la­re mac­chia Medi­ter­ra­nea di Pun­ta Spa­dil­lo che da anni è uti­liz­za­to come disca­ri­ca a cie­lo aper­to; e mi sarei pre­oc­cu­pa­ta, piut­to­sto, del­le pes­si­me con­di­zio­ni in cui ver­sa la stra­da asfal­ta di Mon­ta­gna Gran­de, a trat­ti, qua­si impercorribile! 

Anco­ra per­cor­ren­do la stra­da roma­na che sale da Cala 5 Den­ti, mi è capi­ta­to di imbat­ter­mi in un dam­mu­so di nuo­va costru­zio­ne (dove pri­ma c’erano sar­du­ni), che per esse­re rea­liz­za­to, a mio pare­re, non può non aver com­por­ta­to l’utilizzo di mez­zi a moto­re (di cari­co e sca­vo) e la mano­mis­sio­ne, quan­to meno il sol­le­va­men­to, dei baso­li del sen­tie­ro roma­no (la stra­da di epo­ca clas­si­ca che col­le­ga­va Pan­tel­le­ria-Cen­tro a Kham­ma) per con­sen­ti­re  il pas­sag­gio di  cavi elet­tri­ci e  tuba­tu­re neces­sa­ri all’abitabilità, oltre allo sca­vo per la fos­sa bio­lo­gi­ca, suppongo. 

Anche riguar­do a ciò, mi chie­do, e chie­do al Pre­si­den­te,  se per rag­giun­ge­re la sud­det­ta costru­zio­ne ver­rà asfal­ta­to anche il sen­tie­ro roma­no, o si accon­sen­ti­rà comun­que all’attraversamento con mez­zi a moto­re di quel bene sto­ri­co, e se sia con­sen­ti­to effet­tua­re ope­re di tal gene­re all’interno di un Par­co i cui obiet­ti­vi dovreb­be­ro esse­re esclu­si­va­men­te di tute­la del ter­ri­to­rio, armo­niz­zan­do sem­mai que­sta fina­li­tà pri­ma­ria con le esi­gen­ze dell’agricoltura, che però in tal caso non mi sem­bra­no sus­si­ste­re; che del resto non col­go nep­pu­re nel­le pisci­ne che si stan­no mol­ti­pli­can­do, per­fi­no in ambi­ti intoc­ca­bi­li ai tem­pi del­la Riser­va Natu­ra­le Orien­ta­ta, gesti­ta dal­la Regio­ne Sici­lia, che tute­la­va egre­gia­men­te il territorio.

L’isola, il bosco, la mac­chia Medi­ter­ra­nea, i sen­tie­ri, i dam­mu­si, le stal­le e i sar­du­ni abban­do­na­ti, i sen­tie­ri sto­ri­ci e natu­ra­li­sti­ci  sono dei teso­ri da sal­va­guar­da­re  nel­la loro inte­gri­tà e bel­lez­za naturale.

E’ per tale ragio­ne che ho volu­to por­re alla Vostra atten­zio­ne quan­to ho per­so­nal­men­te rile­va­to e che ho solo par­zial­men­te descrit­to in que­sta mia nota, affin­ché si col­la­bo­ri per una sal­va­guar­dia rea­le di ogni sin­go­la par­te di que­sto mera­vi­glio­so ter­ri­to­rio, patri­mo­nio ine­sti­ma­bi­le che rischia di esse­re irri­me­dia­bil­men­te deturpato.

Nell’augurarmi che le mie ester­na­zio­ni ser­va­no da sti­mo­lo ad un impe­gno mag­gio­re per la tute­la di uno dei par­chi più bel­li del mon­do, por­go cor­dia­li saluti.

Gise­la Albanese