Dal successo del Fivi di Piacenza al ricorso di Pantelleria Eroica sul Doc

Dal successo del Fivi di Piacenza al ricorso di Pantelleria Eroica sul Doc

28/11/2019 0 Di Giampietro Comolli

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Mentre la FIVI di Piacenza chiude con un successo clamoroso, si ripropone l’importanza di tornare alle tradizioni e alle decisioni prese dal territorio, partendo dal ricorso di Pantelleria Eroica sulla questione Doc

di Giampi­etro Comol­li

È il vignaiolo l’impronta del vino.

Pia­cen­za chi­ude con un record a 22.500 ingres­si pagan­ti. Seg­no che il Mer­ca­to dei vini dei soci FIVI è atte­so, piace e aiu­ta il con­sumo inter­no nazionale e il con­suma­tore.

Un lunedì che seg­na anche la pre­sen­za di molti ris­tora­tori di Lodi, Cre­mona, Pavia, Fiden­za e Alessan­dria. Altro seg­nale che il ter­zo giorno ci vol­e­va, come abbi­amo sem­pre sol­lecita­to. Tema con­clu­si­vo, sin­te­si del­la tre giorni, è sicu­ra­mente il ter­mine “IMPRONTA”, cioè l’importanza del­la orig­ine ter­reno-vigna-vit­ig­no inscindibile con la cre­ativ­ità e l’impegno uomo-vino, cioè dove il rap­por­to identità/valore final­mente sop­pi­anta ed elim­i­na il famiger­a­to rap­por­to prezzo/qualità che anco­ra tan­ti, trop­pi, recla­mano e por­tano ad esem­pio.

Bas­ta guardare ai volu­mi e al prez­zo sul­lo scaf­fale in GDO come indice di qual­ità o indice di pre­gio, o for­mu­la cop­er­ta da sigle anche docg o doc. La GDO fa il suo lavoro, lì si trovano vini onesti, ma cer­ta­mente a cer­ti prezzi non sono vini arti­gianali, famigliari, legati a pic­cole vigne, a vit­ig­ni dife­si con i den­ti, a vigne che pro­ducono poco, vigne di crinali eroiche, vendem­mie rac­colte a mano e in ginoc­chio come suc­cede nelle Cinque Terre lig­uri o in alta Val­tel­li­na o sui ter­raz­za­men­ti lavi­ci mil­lenari di Pan­tel­le­ria per lo Zibib­bo. 

Piacenza Expo si conferma una location logistica perfetta

Matilde Pog­gi, pres­i­dente FIVI, è molto eufori­ca, e fa bene, onore al mer­i­to: “È bel­lo con­statare l’affezione di un pub­bli­co gio­vane, atten­to, curioso che tor­na a trovar­ci rego­lar­mente. È la pro­va del nos­tro lavoro: difendi­amo lo stret­to legame vig­naio­lo-ter­ri­to­rio-vino. Se c’è cred­i­bil­ità e garanzie d’impresa, il con­suma­tore segue, è fedele, acquista il vino e lo con­suma con misura. L’interesse per il Mer­ca­to Vini Pia­cen­za è sta­to altissi­mo sui social e questo aiu­ta” . 

Tut­ti i pro­dut­tori da me inter­pel­lati han­no con­fer­ma­to che sono state tre gior­nate sen­za un atti­mo di tem­po, neanche per andare a fare qualche bisog­no impel­lente. Vuol dire che l’evento fun­ziona, che la scelta del­la fiera-ven­di­ta inter­es­sa al con­suma­tore, soprat­tut­to all’enonau­ta, l’enoap­pas­sion­a­to, al winelover, alla fac­cia di chi crede di par­lare con loro di teorie. E molti pro­dut­tori assen­ti mi han­no con­fida­to che aderi­ran­no prossi­ma­mente. 

Oggi, rispet­to a 20–30 anni fa, la foto del Vip con la bot­tiglia in mano, il vino in gui­da, la comu­ni­cazione per super esper­ti e per blog­ger o influ­encer: non spostano il con­sumo di una bot­tiglia, non fan­no crescere le ven­dite, non spostano l’opinione su un vino.

È tut­to cam­bi­a­to. Oggi c’è il con­suma­tore “di una vol­ta” che era avvez­zo a certe lus­inghe e imi­tazioni e c’è il con­suma­tore “gio­vane dinam­i­co”. Per questo che oggi il prez­zo non è sinon­i­mo o rap­por­to di qual­ità o val­ore di un vino, ma del­la “disponi­bil­ità” di spe­sa: cosa ha in tas­ca il con­suma­tore.

Ci sono vini da 2–3 euro in GDO che sono per­fet­tibil­mente bevi­bili e ones­ta­mente con­sum­a­bili. Quin­di? Il prez­zo è oggi una dis­crim­i­nante fon­da­men­tale, ma non del­la qual­ità del vino. Di cosa allo­ra? Del­l’i­den­tità ed iden­ti­fi­cazione geografi­ca, del­la noto­ri­età del pro­dut­tore e del­la tipolo­gia del vino.

FIVI PIACENZA chiude alla grande

Il paragone ci sta: 600 can­tine con­tro 5000, 22.500 pre­sen­ze-cli­en­ti con­tro 132.000 ingres­si a Verona. Da qui il mio azzar­do di FIVITALY. Pia­cen­za è sta­ta anche l’occasione per par­lare del futuro e del val­ore del­la DOC Pan­tel­le­ria Zibib­bo. Vale la pena, è gius­to chiedere che solo a Pan­tel­le­ria si pos­sa e si deb­ba usare il tem­ine Zibib­bo, sen­za mix doppi­oni, al pos­to di Mosca­to d’Alessandria? Sem­br­erebbe pro­prio di sì. 

Matilde Pog­gi stes­sa è sem­pre molto chiara e con­vin­ta del legame vit­ig­no-ter­ri­to­rio-denom­i­nazione: o ci si crede e sono inscindibili, oppure non ci crede. Accettare soluzioni a metà, dove il bisog­no com­mer­ciale va oltre alla tutela di una pro­pri­età intel­let­tuale col­let­ti­va? Allo­ra c’è qual­cosa che non va nel­la sto­ria attuale del vino ital­iano, mi vien da dire!

Modifica del disciplinare? Sono i viticoltori locali che devono decidere!

Qualunque mod­i­fi­ca di un qual­si­asi dis­ci­pli­nare, da Aos­ta a Paler­mo, deve essere pub­bli­co e seguire un iter ben pre­ciso a par­tire dai deposi­tari, uno per uno, del dirit­to del­la DOC, con tan­to di ver­bali, di com­mis­sioni min­is­te­ri­ali e del Comi­ta­to Vini.

Inoltre, le mod­i­fiche “di peso” come dice l’Europa, devono in più essere con­for­t­ate da più pareri tec­ni­ci, da ricerche e da dimostrazione di anni di impianti, di uso, di prove, ma soprat­tut­to di rispet­to dei para­metri orig­i­nari: ter­reno, cli­ma, geope­dolo­gia, ter­reno, sapori, degus­tazioni, riscon­tri dei con­suma­tori.

Occorre dare spazio ai doc­u­men­ti veri, viti­coli, ampel­o­grafi­ci, stori­ci come chiede la UE in modo che l’opinione pub­bli­ca locale e non, sia infor­ma­ta e al cor­rente, dal Sin­da­co in giù. È fon­da­men­tale il rispet­to e la soluzione dei prob­le­mi a liv­el­lo locale non a 500 km di dis­tan­za e in qualche stan­za dei bot­toni dove coman­dano in pochissi­mi. È la base pro­dut­ti­va, uno per uno, sin­go­lar­mente e tut­ti con lo stes­so peso, che devono sta­bilire cosa vogliono fare. 

Il ricorso dei produttori panteschi

Pre­sente a Pia­cen­za anche Michele Zanar­do pres­i­dente del Comi­ta­to Vini con il quale ho par­la­to (e lui stes­so so che ha appro­fon­di­to il tema con i pro­dut­tori pre­sen­ti) del­la ques­tione Zibib­bo, che non è una banal­ità. È la stes­sa ques­tione forse fra Bonar­da e Croat­i­na, se non di più.

Occor­rerà vedere il risul­ta­to del ricor­so già pre­sen­ta­to dai pro­dut­tori pan­teschi per pot­er ripren­dere in mano la ques­tione. Se ci sono sta­ti dei “buchi neri”, cre­do, sia impor­tante rivedere il tut­to e non can­cel­lare 1000 anni di sto­ria.

Il ricor­so è sta­to pre­sen­ta­to al Min­is­tero, alla UE, alla Regione Sicil­ia e al Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca per cui occorre atten­dere deci­sioni in mer­i­to. Poi si potrà ripren­dere in mano la ques­tione dis­ci­pli­nare in un sen­so o nell’altro.

Antonio Gabriele: rispettare i territori e le tradizioni vitivinicole

Pre­sente a Pia­cen­za, Anto­nio Gabriele pro­dut­tore del Pan­tel­le­ria Doc Zibib­bo Pas­si­to Bag­ghiu, molto chiaro:“Ringrazio Matilde Pog­gi e Michele Zanar­do per l’attenzione sul tema Zibib­bo. Fivi-Pia­cen­za è un even­to fan­tas­ti­co, orga­niz­za­ta in modo esem­plare, con vari­età e molti­tu­dine di vini, per tut­ti i gusti e per tutte le tasche come è gius­to che sia così, ma soprat­tut­to rispet­tan­do i ter­ri­tori, la natu­ra e le tradizioni vitivini­cole di tut­ti i dis­tret­ti pro­dut­tivi nazion­ali com­pre­so anche le valen­ze pro­mozion­ali e di val­oriz­zazione” .