Diego Maggio e la Pantelleria del suo libro. Tra odori, sapori e paesaggi

Diego Maggio e la Pantelleria del suo libro. Tra odori, sapori e paesaggi

13/11/2019 0 Di Giampietro Comolli

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Diego Maggio e Paolo Codeluppi autori del libro “Conosci tu il paese dove…”, strofa iconografica dell’isola di Pantelleria. Ottimo per stimolare un viaggio all’isola pantesca

di Giampi­etro Comol­li

È sta­to un momen­to di bel­la e grande cul­tura e ami­cizia leg­gere il libro, l’ultima fat­i­ca momen­tanea­mente, dell’amico avvo­ca­to Diego Mag­gio, scrit­to insieme a Pao­lo Codelup­pi e ded­i­ca­to all’isola di Pan­tel­le­ria, ma in una chi­ave con un lin­guag­gio che rende la “Per­la Nera” del Mediter­ra­neo non solo una meta tur­is­ti­ca obbli­ga­ta, ma un luo­go dove rilas­sar­si alla brez­za mari­na, dove si man­gia bene e dove si può fare med­i­tazione con un  cal­ice di Zibib­bo Pas­si­to Pan­tel­le­ria Doc, come è gius­to chia­mar­lo o denom­i­narlo, e bas­ta!  

Il mio pri­mo incon­tro con Pan­tel­le­ria è sta­to nel 1987 con una degus­tazione-con­fron­to di vini pas­si­ti ital­iani a Berg­amo nel­la casa-mito-stu­dio-lab­o­ra­to­rio-bib­liote­ca-pas­sioni di Gino Veronel­li. Indi­men­ti­ca­bile.

Con me il com­pianto ami­co Francesco Arrigo­ni, i gran­di gior­nal­isti Fran­co Zil­iani, Niki Ste­fi, Elio Ghisal­ber­ti.

Fu una lezione fon­da­men­tale per capire i “vini da med­i­tazione”, copy­right del­lo stes­so Gino. Era­no gli anni del­la riv­ista Etichet­ta, oggi rina­ta con il brand Bubble’s di Zan­fi edi­tore. Una Pan­tel­le­ria diver­sa, dove si man­gia benis­si­mo, l’accoglienza è incred­i­bile, i dammusi uno splen­dore, come quel­lo di Mar­i­ano Rodo e I Gia­r­di­ni dei Rodo a Rekhale oppure da Nino e Andreina all’Altamarea a Scau­ri por­to.   

Cre­di­amo, infat­ti, che il rac­con­tare con immag­i­ni la vita che scorre nei mille pae­si di questo nos­tro uni­co Paese sia il rega­lo più cor­diale nei con­fron­ti di col­oro che ami­amo e dei luoghi in cui vivi­amo per il solo fat­to che ali­men­tano il nos­tro lavoro quo­tid­i­ano”.

In questo incip­it tes­tuale del libro di Diego e Pao­lo ci sta tut­ta una vita, non solo di uno dei luoghi più bel­li del Mediter­ra­neo, ma l’amore per il bel­lo, il gus­to, l’amicizia, la pas­sione, la pro­pria ter­ra, quel­la che si ha den­tro, quel­la che si costru­isce per tut­ta la vita.

Diego Maggio

Diego Mag­gio

Sono ami­co dell’avvocato Diego Mag­gio dagli anni 1987–88, quan­do stu­di­ava­mo, io al nord per il Con­sorzio Col­li Pia­cen­ti­ni Doc e l’Enoteca di Doz­za in Romagna e lui per il Con­sorzio Marsala Doc, come creare una nuo­va Fed­er­azione nazionale di Con­sorzi di tutela, espres­sione del­la vera “inter­pro­fes­sione”, non un coac­er­vo di inter­es­si, o una sede per costru­ire un monop­o­lio o una cor­po­razione.

Oggi, 2019, mi sem­bra di aver suda­to, lavo­ra­to per nul­la, ma forse ne ha guadag­na­to il vino Doc ital­iano, meno la lib­ertà orga­niz­za­ti­va, la ges­tione con­sor­tile, la prog­et­tual­ità. Fu un momen­to educa­ti­vo e didat­ti­co di come poche parole, tante immag­i­ni, pos­sono essere motore di dial­o­go, una forte illus­trazione ver­bale ric­ca di cose, fat­ti, per­son­ag­gi, luoghi, ben oltre e ben sopra ai cinguet­tii tec­no­logi­ci oggi così in voga, ahimè!

Leggen­do il libro sull’isola pan­tesca, uni­ca deg­na di fre­gia­r­si e uni­ca dep­u­ta­ta a usare il ter­mine spe­ciale “Zibib­bo” per il pro­prio vini pas­si­to, anche det­to Mosca­to di Pan­tel­le­ria, ho res­pi­ra­to pro­fu­mi e gusti del Mediter­ra­neo, ho ascolta­to il rac­con­to del migrante con sé stes­so, il ritorno al cuore o al seno mater­no di un’isola incan­ta­ta, quel­lo che inseg­na e dis­tribuisce la famiglia e il lavoro umile pie­gati su una ter­ra dif­fi­cile e imper­via, il buen ritiro e quel­la giovinez­za a scuo­la fra ami­ci, l’architettura uni­ca di col­ori forme e modi di vivere anche a cielo aper­to, fra citazioni dialet­tali e assag­gi culi­nari di nic­chia, emble­mi del paniere del­la sem­pre più sana dieta ali­menta­re Mediter­ranea, esclu­si­va­mente dal cap­pero allo zibib­bo.

Sì, per­ché Pan­tel­le­ria è uva anco­ra con piede fran­co e dis­tese di col­orati fichi d’India, fiori gial­li ovunque e pic­coli campi ter­raz­za­ti con alberel­li, nelle cucine le zuc­chine fritte e la pas­ta al forno, la con­za e gli gnoc­chi del­la non­na, e tan­to pro­fu­mo di man­dor­le nell’aria.

Il rac­con­to vive un breve dial­o­go fra un polen­tone e un pan­tesco, quan­to Tre­vi­so e Zighidì siano vici­ni, siano uni­ti con il lin­guag­gio dell’amore fem­minile del­la pro­pria ter­ra, pic­co­la o grande, ric­ca o povera, impeg­na­ta e dis­im­peg­na­ta.

Il lin­guag­gio diret­to e sin­teti­co di  “Conosci tu il paese dove…” è accom­pa­g­na­ta da tante immag­i­ni che sono pro­prio il con­trario di Insta­gram e di Pin­ter­est, per­ché pun­tano al det­taglio del det­taglio, den­tro il sogget­to e non solo una immag­ine che attiri. Sono immag­i­ni che par­lano da sole. Un rac­con­to lega­to da immag­i­ni, amore, ter­ra, fan­ta­sia, fra dammusi e archi, fra maioliche e boun­ganville, che accom­pa­g­nano il tem­po lento che si gode sull’isola del ven­to.

Muret­ti a sec­co che fran­gono il ven­to, gia­rdi­no cir­co­lare pan­tesco, vit­ig­no di Zibib­bo, tut­ti attori emblem­ati­ci, icone eterne che pla­cano lo sciroc­co dell’isola pat­ri­mo­nio dell’Umanità e che accol­go­no da sem­pre nav­i­gan­ti, sen­za dis­tinzioni di orig­ine, di prove­nien­za, ma con carat­tere fer­mo, deciso.

Questo è quan­to l’amico Diego è rius­ci­to a trasmet­ter­mi, per riflet­tere, per capire. Da un “polen­tone” come me, gra­zie Diego “pan­tesco”, per questo tuo sag­gio esem­pio di amore e fan­ta­sia di un immor­tale rifu­gio ide­ale, scrig­no e cas­saforte di un genius loci per lo Zibib­bo.